Dopo gli scandali, complice la crisi che sta attraversando il Paese e il crollo del prezzo del petrolio, per Petrobras arriva il momento di un taglio netto del personale. Secondo i sindacati, il gruppo petrolifero brasiliano al centro dell’inchiesta sui fondi neri (Lava Jato) che ha coinvolto l’ex presidente Inacio Lula da Silva, si appresta a tagliare dodicimila posti di lavoro. Lo ha riportato il quotidiano Folha di San Paolo. Petrobras dal canto suo nega che esista un piano di snellimento, ma i sindacati sostengono che a breve verrà presentato nel dettaglio il programma di “dismissione volontaria”. Si tratterebbe di una riduzione del 15% dell’organico complessivo, che conta 78mila persone.  Il colosso statale brasiliano del petrolio l’anno scorso ha subito perdite pari a 34,8 miliardi di reais (oltre dieci miliardi di euro), un risultato ancora peggiore del 2014, quando vennero annunciati debiti per 21,5 miliardi di reais.

Quanto al fronte giudiziario, il magistrato brasiliano Gilmar Mendes,  il giudice della Corte suprema che di recente ha annullato la nomina di Lula come ministro del governo della presidente Dilma Rousseff, parlando da Lisbona ha dichiarato di aver “già parlato di un modello di governo cleptocratico che non siamo stati capaci di evitare. Sarebbe stato auspicabile che la Corte dei conti, la polizia e la procura avessero interrotto prima questo quadro di corruzione”. Mendes si è scagliato contro la “cleptocrazia“, un modello di governo estremamente corrotto, che dice contraddistingua il Brasile da quando il Partito dei lavoratori (Pt) di Rousseff e Lula è al potere. Il magistrato ha citato “l’installazione nell’esecutivo di un sistema di corruzione, da 14 o 15 anni”, vale a dire da quando Lula fu presidente. Ha anche ammesso che il sistema politico brasiliano era già “viziato” prima dell’arrivo del Pt al potere, ma ha sottolineato che un tale “sistema, come per esempio con Petrobras, prima non c’era”. Mendes si è poi congratulato con le autorità brasiliane, dicendo che “stanno mettendo fine a questo panorama di corruzione”, riuscendo a “indagare e punire i responsabili” di scandali come il Lava Jato.

Intanto il Partito del movimento democratico brasiliano (Pmdb), principale alleato del governo della presidente della Rousseff, sarebbe pronto ad ufficializzare la decisione di abbandonare l’esecutivo, di cui ha fatto finora parte con sette ministri. Di questi ultimi, il ministro del Turismo, Henrique Eduardo Alves, ha già anticipato le proprie dimissioni. Il Pmdb – che è il maggior partito del Paese sudamericano, oltre ad avere il maggior numero di rappresentanti in Parlamento – è determinante per l’approvazione o meno del processo di impeachment contro la Rousseff. Il crollo della coalizione di governo potrebbe dunque accelerare la messa in stato di accusa della presidente, già in grande difficoltà per via della recessione economica, degli scandali di corruzione e delle proteste di piazza.