Signore e signori, ecco una canzone, un album di canzoni. Lo so, non ci siete più abituati. Siete abituati alle canzoncine usa e getta, che le ascolti e nel mentre fai altro. Ma non perché sono canzoni nate per fare altro, come la musica da ascensori, proprio perché non ce la fai a ascoltarle e basta, non valgono i tre minuti e quindici secondi del tuo tempo. Le senti alla radio e in automatico parti con l’aspirapolvere, o accendi la tv, o ti metti a chiamare tua madre al telefono, che così per una volta non si lamenta che non ti fai mai vivo. Musica fatta per socializzare, forse, e nell’epoca dei social potrebbe anche avere un senso. Anche se il sospetto è che la faccenda non funzioni esattamente così, poco importa. Qui siamo di fronte a una canzone canzone, anzi a un album album con canzoni canzoni. Roba d’altri tempi. Non nel senso di roba vecchia, semmai di roba antica. Ma in realtà piuttosto contemporanea, per le storie che decide di raccontare, e per il modo che decide di usare nel raccontarle.

Un po’ come certi sapori. Uno si mangia tutti i giorni cibi industriali, tutti perfetti, tutti uguali, coi sapori uniformi, poi capita in campagna, da un contadino che si coltiva le sue verdure senza diserbanti e prodotti chimici e capisce che la parola sapore, spesso, viene usata a sproposito, mangia, assaggia e fatica a abituarsi a questa invasione di suggestioni e sensazioni. Roba forte che, sulle prime, può risultare quasi troppo forte. Al punto che magari si tende a rimpiangere la quotidianità. Aridatece un po’ di grigio.

No, fermi tutti. Stiamo finendo su un terreno sbagliato. Qui sembra quasi che si voglia assimilare Sempre e Evidenti tracce di felicità, il nuovo album degli Yo Yo Mundi, perché è di loro che si parla, avete letto il titolo, ai cibi bio. Ma siamo fuori strada, e vi ci ho portato io. Me ne scuso.

Il fatto è che gli Yo Yo Mundi hanno un forte contatto con le radici, le loro radici, le nostre radici, e con la tradizione, le loro tradizioni, le nostre tradizioni, quindi la vicinanza con la natura, e considerate questo termine nelle sfumature che meglio preferite, ci sta tutto. Gli strumenti che usano sono quelli della nostra tradizione, acustici, con le corde, gli archetti, le pelli, le percussioni, quella roba lì. Le parole sono altrettanto ricercate, scelte con cura, come si fa, in effetti, quando si vuole bene a qualcosa o qualcuno. Ditemi voi se vi viene in mente un disco, oggi, che contenga la parola “malva”, per dire, parola che, nel mio immaginario, sta dentro una tisana che si prende mia madre per riposare la notte, o “babbo”, non inteso come insulto ma nella sua originale destinazione. Solo che oggi a citare il bio si corre il rischio, ma lo si corre davvero tanto, di passare per un radical chic che non ha altro da fare che andare al mercatino a scegliersi le mele bacate una per una, a prezzi esorbitanti, niente di più lontano dal mood di questo album.

Qui siamo di fronte a un gruppo di artisti, artisti veri, che semplicemente decide di provare a percorrere una strada diversa rispetto a quella percorsa da molti (ma fortunatamente non da tutti). Che strada? Semplice, ci sono storie da raccontare, le si racconta, mettendole su musiche che partano un po’ più da lontano dei suonini che girano oggi, senza cercare ossessivamente il gancio radiofonico o quelle melodie talmente abusate da risultare familiari.

Tartufo laddove di solito c’è ketchup industriale. Ma siccome mi piace camminare sul crinale, assoggettarmi a pericoli mortali, vado oltre, pappardelle con il ragù di papera laddove c’è un triste hamburger di seitan. Sapori veri, forti, di quelli che poi ti devi fermare a fare quattro chiacchiere col padrone della trattoria, sorseggiando un liquore alle erbe, per evitare di abioccarti in auto, o di perdere tutti i punti della patente. Insomma, ci siamo capiti.

Gli Yo Yo Mundi continuano la loro ultraventennale storia. Scrivono canzoni antiche in un mondo di usa e getta. Questo un tempo lo facevano i cantautori, e prima ancora i cantastorie. Tramandare la tradizione, scegliere la strada statale invece dell’autostrada, ma andare anche oltre, incamminarsi a piedi in uno sterrato, in un sentiero ormai poco battuto mentre tutti sfrecciano su binari sicuri con lo sguardo fisso sullo smartphone è un gesto politico, forte. Gli Yo Yo Mundi fanno politica, e la fanno con le loro canzoni. Come la Gang, volessimo mettere un nome al loro fianco, ma partendo da una tradizione differente, quella piemontese invece che quella marchigiana.

Ecco, per ascoltare tocca fermarsi. Mettere da parte l’aspirapolvere, parcheggiare nell’area di sosta, sorseggiare il milleerbe a tavola. Poi, sappiatelo, i sapori industriali torneranno a piacervi al secondo morso, perché come con l’andare in bicicletta, una volta imparato non si disimpara mai. Scegliere di fare una recensione in cui si parla, si parla, ma non si svela, non si sviscera, perché si vuole giocare con le parole, prendere tempo, provare a rallentare il ritmo è una scelta politica, un omaggio al camminare, un plauso agli Yo Yo Mundi. Ci sono Evidenti tracce di felicità, qui, sappiatelo e Sempre, il loro primo singolo, è qui in anteprima video, fermatevi ad ascoltarlo con noi.

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