Nel giorno in cui entra in vigore l’accordo fra la Ue e Ankara sui migranti, la Grecia già frena e avverte di aver bisogno di più tempo per attuare il programma di rimpatrio degli irregolari in Turchia. Intanto si tornano a contare i morti annegati nel Canale di Sicilia, il braccio di mare che separa la Libia dall’Italia. E ricominciano pure gli sbarchi a tre cifre sulle coste nazionali.

Atene: “Servono più di 24 ore, aspettiamo rinforzi per gestire richieste di asilo” – “Ci vogliono più di 24 ore”, ha detto il portavoce del coordinatore del governo greco per le politiche migratorie, Giorgos Kyritsis, citato dai media greci. E una fonte di polizia di Lesbo, l’isola greca più colpita dall’emergenza migranti, ha ammesso: “Ancora non abbiamo idea di come attueremo in pratica il piano. Ma soprattutto stiamo ancora aspettando i rinforzi promessi dall’Europa per smaltire più velocemente le richieste d’asilo: traduttori, avvocati, funzionari di polizia”. Del resto già sabato, dopo le dichiarazioni del premier Alexis Tsipras secondo cui i rimpatri sarebbero cominciati a partire da oggi, come prevede l’accordo con Ankara, fonti ufficiali greche avevano frenato.

Chiusa la rotta balcanica, torna a prendere piede quella del Mediterraneo - Intanto ieri sulle coste siciliane sono sbarcate quasi 1.500 persone: 700 a Palermo e gli altri divisi tra Pozzallo e Augusta. Mentre i marinai della Guardia costiera facevano rotta verso i porti italiani, al largo della Libia si consumava l’ennesima strage in mare: sarebbero 30 i migranti morti in un naufragio di fronte a Mellitah, secondo quanto riportano le autorità. libiche. 

La nuova ondata di sbarchi sulle coste italiane non è una coincidenza. Secondo esperti e organizzazioni internazionali che si occupano di migranti, il primo effetto dell’accordo sottoscritto con Ankara, che di fatto prova a chiudere la famigerata rotta balcanica che dall’Egeo arriva fino in Mitteleuropa, è la riapertura del canale tradizionale, quello che gli italiani conoscono molto bene: il Mediterraneo centrale, Lampedusa e la Sicilia. Solo a gennaio 2016 sono sbarcati quasi 6mila migranti, il doppio del 2015, e con l’estate alle porte i numeri sono destinati inesorabilmente ad aumentare. Secondo le organizzazioni internazionali, sulle coste della Libia si stanno ammassando almeno 500mila persone pronte a partire e a mettersi nelle mani dei trafficanti di essere umani senza scrupoli. Oltre ai cittadini dei paesi dell’Africa subsahariana che abitualmente fanno quella rotta, sono tornati a solcare il mare verso l’Italia anche siriani, iracheni e afgani: tutte popolazioni che avevano scelto la via dei Balcani per arrivare in Europa.

Due cadaveri al largo di Lesbo – In attesa di vedere gli esiti incerti del patto sottoscritto con Ankara, che per il momento ha provocato la levata di scudi di praticamente tutte le organizzazioni umanitarie con Oxfam che parla di “duro colpo al diritto d’asilo” e Save the children di “salvataggio delle frontiere anziché delle persone”, pure nell’Egeo si continua a morire: sono due i cadaveri ritrovati al largo di Lesbo su un barcone proveniente dalla Turchia.