La coltellata al cuore non è stata fatale. A causare la morte di Luca Varani, secondo quanto emerge dai primi risultati dell’esame autoptico, sono state le ferite e le sevizie inflitte da Manuel Foffo e Marc Prato. E’ quanto ritengono gli inquirenti che indagano sul massacro del Collatino, alla periferia est di Roma. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, svolto mercoledì, i due si sono accusati a vicenda, rimpallandosi la responsabilità della coltellata (leggi).

I diversi pezzi del puzzle però sono ancora lontani dall’essere assemblati: secondo quanto si apprende in ambito investigativo Varani sarebbe stato scelto dai suoi aguzzini perché ritenuto più debole, sottomesso e disponibile. Foffo e Prato nei tre giorni di festino a base di alcol e cocaina nell’appartamento di Foffo in via Igino Giordani avevano chiamato tante altre persone ma solo Varani aveva risposto all’invito nel quale i due gli promettevano denaro in cambio di sesso (guarda). Gli inquirenti sono convinti che i due ragazzi abbiano maturato il desiderio di far del male a qualcuno nei due giorni passati insieme prima del venerdì, giorno in cui hanno massacrato Varani, forse fomentandosi a vicenda, sotto l’effetto di litri di superalcolici e di più di 1500 euro di cocaina consumati in 48 ore.

Marc Prato, però, sembra volersi discolpare da ogni responsabilità. Stando alle dichiarazioni fatte davanti al gip Riccardo Amoroso e al pm Francesco Scavo, sarebbe stato Foffo a “ucciderlo senza pietà” e a tagliargli “le corde vocali per paura che gridasse”, costringendo il complice ad assistere al massacro. La versione di Marc smentisce anche il ricatto nei confronti di Manuel, descritto come consenziente: “Non è vero che lo ricattavo perché avevo un video hard su di lui” ha raccontato, aggiungendo di aver passato i giorni precedenti l’omicidio a “fare sesso”. Ma questo è ancora da accertare Secondo gli inquirenti, comunque, la ricostruzione fornita da Foffo è “credibile” perché si è assunto una “responsabilità schiacciante“. Il 30enne ha chiesto di essere di nuovo ascoltato dal pm nel carcere di Regina Coeli. “Prato ha detto bugie e io non sono un predatore sessuale”, ha detto Foffo al pm Scavo.

Intanto gli investigatori stanno lavorando sulle celle telefoniche per appurare quante persone siano effettivamente passate nella casa di via Igino Giordani nelle 48 ore precedenti la mattanza: nell’appartamento si sono alternate almeno tre persone tra mercoledì e venerdì. A partecipare al gioco erotico messo in piedi dai due anche “Alex della Tiburtina”, Giacomo, il ragazzo che ha fatto prelevare ai due killer 1.500 euro spesi in droga e alcol, e un dipendente del ristorante del padre di Manuel. Non solo. I carabinieri sono alla ricerca di una ragazza bionda sui 25 anni che ha incontrato Luca Varani un paio di ore prima del delitto. Gli investigatori starebbero al lavoro per risalire all’identità dell’amica della vittima che potrebbe fornire informazioni utili alle indagini. Secondo quanto si è appreso, i due si sono incontrati sul treno Viterbo-Roma Ostiense venerdì mattina intorno alle 7.30. Varani era diretto all’abitazione di via Igino Giordani. Dove da lì a qualche ora sarebbe morto.

Il padre di Marc, Ledo Prato, ha deciso di scrivere una lettera  dal titolo “Sono sempre io, nonostante tutto”, pubblicata sul suo sito e sul suo profilo Facebook. “La vita riserva molte sorprese, alcune liete, altre no. A volte quel che succede annebbia la speranza, richiama dolore, intacca la fiducia nella bontà delle relazioni umane, ti mette a confronto con subdole malattie che sovrastano le persone più deboli, tende a mortificare una vita intera spesa nel difendere e diffondere valori di tolleranza, di rispetto, di amore per la vita, la vita di tutti”. ledo pratoIl padre del pierre romano fino alla fine non nomina il figlio e quando lo fa è perché cita un virgolettato di un messaggio inviatogli da un amico. Tutta la lettera è come una presa di coscienza del vortice nel quale la famiglia è stata trascinata: una presa di coscienza che si traduce nello sconforto di un padre che improvvisamente si rende conto che sempre l’esempio dato “di una vita condotta ispirandosi ai valori dell’onestà, del rispetto della vita propria, e di quella altrui, che ci è stata donata e di cui non siamo padroni assoluti, si scontra con contesti difficili, rapporti umani alterati, scelte non sempre condivisibili…”. E dopo aver ripreso un passo del Vangelo e aver ringraziato quanti gli sono vicino in questi giorni, Ledo Prato conclude: “Ci accingiamo con passo lieve ad attraversare questa tempesta. Che Dio aiuti quanti ne hanno bisogno”.