L’inchiesta penale per corruzione e altri reati è finita in un nulla di fatto a novembre 2015. Ora entra nel vivo il processo in Corte dei conti per il Civis, il tram su gomma a guida ottica che avrebbe dovuto attraversare Bologna, mai entrato in funzione perché non ha mai superato i test di sicurezza. Un appalto da 144 milioni di euro: il danno calcolato dai pm della Corte dei conti e dalla Guardia di finanza è tuttavia di 87,2 milioni: 47,6 milioni per la realizzazione delle opere stradali e 39,6 milioni per i veicoli, degli enormi bus che avrebbero dovuto essere guidati in maniera automatica da una telecamera che leggeva delle strisce sull’asfalto.

La Procura regionale della Corte dei Conti ne chiede conto all’ex sindaco di Bologna tra il 1999 e il 2004 Giorgio Guazzaloca, all’ex presidente della società di trasporti cittadina Atc Maurizio Agostini e agli ex consiglieri del cda Claudio Comani e Paolo Vestrucci. Tutti e quattro sono usciti indenni dalla lunga inchiesta penale della procura della Repubblica: la posizione di Guazzaloca era stata archiviata alla fine delle indagini preliminari; Agostini e Comani erano stati prosciolti dal giudice per le udienze preliminari; Vestrucci era stato assolto in rito abbreviato.

Rimane aperto il processo contabile iniziato nei mesi scorsi: ai quattro adesso si è aggiunto, dopo un supplemento di indagine, anche il successore di Agostini alla guida di Atc, Francesco Sutti. Il sostituto procuratore Marcello Iacubino ha infatti formulato nei suoi confronti una atto di citazione in giudizio, con il visto del procuratore Salvatore Pilato, che chiede che i due procedimenti vengano riuniti.

Al centro dell’inchiesta contabile c’è la procedura di appalto conclusa il 14 febbraio 2004 con la stipula del contratto tra Atc, soggetto attuatore per conto del Comune, e le imprese che se lo aggiudicarono: Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni, colosso delle coop rosse, e Irisbus, società del gruppo Fiat. Un appalto che, nell’ipotesi di accusa, era pieno di “vizi” e “anomalie” che avrebbero poi portato al fallimento dell’opera e a uno spreco di denaro pubblico in opere inutili.

Ora tuttavia la procura della Corte dei conti chiama in causa anche Sutti, che subentrò ad Agostini dopo l’insediamento come sindaco di Bologna di Sergio Cofferati nel 2004. Secondo l’accusa Sutti non avrebbe dovuto consentire che la realizzazione dell’opera andasse avanti praticamente sino al 2011. Una infrastruttura, il Civis, che era destinata – dicono i pm – a uno scontato fallimento. Sutti avrebbe potuto e dovuto infatti accorgersi dell’incertezza che caratterizzava la realizzazione e la messa in esercizio del Civis: invece, scrivono i magistrati, consentì l’esecuzione dei lavori e la fornitura dei mezzi da parte di Irisbus e Ccc a partire dal 2007 e autorizzò i pagamenti. Di conseguenza, conclude la procura, l’allora presidente Atc aveva fatto pesare sulle spalle della collettività i costi di un’opera e di un mezzo di trasporto che non aveva, né avrebbe mai ricevuto in seguito, le certificazioni e i collaudi.

Ora i giudici della Corte dei conti dovranno valutare queste accuse dei pm e decidere se accoglierle o rigettarle. Inoltre, anche se nella citazione in giudizio si chiede che venga riconosciuto un danno totale (da risarcire ad Atc e al Comune di Bologna) di 87 milioni di euro, secondo i pm contabili Guazzaloca e Agostini dovrebbero risarcire fino a sei milioni di euro ciascuno, Comani e Sutti fino a cinque milioni, Vestrucci fino a tre milioni. Lo ‘sconto’ nelle richieste di risarcimento deriva da diversi fattori: in primo luogo i pm riconoscono una sorta di ‘riduzione del danno‘, visto che parte delle opere del Civis sono state poi inserite nel progetto Crealis che ha sostituito proprio il Civis; in secondo luogo secondo i pm non si sono prove di un illecito arricchimento personale da parte dei cinque a processo. In un altro processo relativo a uno stralcio dell’opera, l’intera giunta comunale di Sergio Cofferati era stata assolta: i pm contabili chiedevano indietro 1,2 milioni di euro.