‘Ndrangheta e usura. Un binomio che ha trasformato le famiglie mafiose della Locride in una sorta di società di finanziamenti a “strozzo”. È scattata stanotte l’operazione antimafia “Tipographic”  che ha portato all’arresto di 34 persone ritenute vicine alla cosca Ursino-Jerinò di Gioiosa Jonica e accusate di associazione mafiosa, estorsione, usura ed esercizio abusivo del credito (nella foto, una fase dell’operazione).

Al centro dell’inchiesta la storia del tipografo Nicodemo Panetta. Quest’ultimo, titolare di un’avviata agenzia pubblicitaria, nel 2014 si è ribellato alle cosche di ‘ndrangheta che da anni lo avevano sottoposto a usura. Panetta è stato costretto a pagare interessi anche del 500% ai clan. Non ce l’ha fatta più e un giorno si è presentato alla caserma della guardia di finanza di Locri e, al colonnello Vinci, ha raccontato il baratro in cui era finito, le vessazioni subite dagli usurai che per recuperare i soldi dal tipografo avrebbero ceduto il credito a esponenti di primo piano della ‘ndrangheta locale, quella borghesia mafiosa che da anni si arricchisce e accumula patrimoni che non trovano alcuna giustificazione nelle dichiarazioni dei redditi.

Due anni di indagini hanno consentito alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria di scardinare l’organizzazione criminale operante nella Locride ma con collegamenti anche in Lombardia e Piemonte. L’inchiesta della guardia di finanza e dei carabinieri del Ros è stata coordinata dal procuratore Federico Cafiero De Raho, dall’aggiunto Nicola Gratteri e dai sostituti Antonio De Bernardo e Simona Ferraiuolo.

Oltre ai fermi, che adesso dovranno essere convalidati dal giudice per le indagini preliminari  sono state eseguite una cinquantina di perquisizioni a Gioiosa Jonica e a Siderno ma anche Milano, Torino e Como dove le fiamme gialle hanno fermato uno dei 34 indagati. La Direzione distrettuale antimafia, inoltre, ha disposto il sequestro preventivo di beni per circa 15 milioni e mezzo di euro tra ville, società, conti correnti e auto di lusso.

Dopo la sua denuncia, Nicodemo Panetta ha collaborato con la Procura che, grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali e all’attività investigativa sul territorio, ha ricostruito tutti i vari passaggi che hanno portato il tipografo allo stremo. Panetta e la sua famiglia sono stati costretti a lasciare la Locride e, oggi, sono stati sottoposti al programma di protezione riservato ai testimoni di giustizia. I suoi presunti aguzzini, stamattina, hanno sfilato in manette davanti alla stessa caserma della guardia di finanza dove due anni fa il tipografo ha chiesto aiuto.

Tra gli arrestati anche Domenico Antonio Jerinò ritenuto uno dei principali indagati. La guardia di finanza lo ha arrestato nella sua lussuosa villa. È stato sorpreso nel sonno e non ha opposto resistenza ai militari che gli hanno notificato il provvedimento di fermo emesso dalla Procura.

A poche ore dal trasferimento in carcere, tra i fermati, c’è chi non ha perso la spavalderia che caratterizza la ‘ndrangheta in questo territorio. Rivolgendosi ai giornalisti, infatti, uno di loro ha affermato: “Vedi che non siamo ancora arrestati”. Espletate le formalità di rito, come gli altri 33 indagati, è stato accompagnato in carcere.