Oggi il candidato sindaco a Roma del centrodestra pare sia Guido Bertolaso, lo conferma Silvio Berlusconi. Ieri no. Domani forse. Napoli la danno (quasi) per persa, meglio mandare un commissario in Campania; Matteo Salvini oggi è coeso, ieri meno, domani chi può dirlo; Giorgia Meloni aspetta, a volte si “veste” da intrepida e rassicura tutti “tranquilli, la coalizione è unita, abbiamo i candidati”; in altre le sorge qualche dubbio e scompare dai giornali. Meglio non dichiarare. E lo stesso Berlusconi? “Pensa sempre come Alberto Sordi nel Marchese del Grillo, lo ricorda? ‘Io sono io e voi non siete un cazzo’…”, sintetizza Vittorio Feltri. Con lui cerchiamo di comprendere le condizioni politiche (e psicologiche) del centrodestra.

Direttore, sembra il caos.
Questi sono in uno stato confusionale, ma non da oggi, da almeno un paio di anni, da quando Berlusconi si è adattato al governo presieduto da Enrico Letta: da qual momento sono nate le prime contraddizioni esplicite, con alcuni componenti di destra da una parte e altri finiti dall’altra.

Poi la situazione si è aggravata con l’arrivo di Matteo Renzi.
Sì, con lui è giunto il tonfo.

Va bene, ma qual è o quali sono stati i momenti chiave di questo crollo?
I tanti, troppi addii: in poco tempo si è passati da un centrodestra forte e unito, a liti perenni e divisioni, con Berlusconi imperterrito nel mantenere un atteggiamento cesaristico, quando perdere sia Fini che Casini è stato eccessivo.

Per proseguire con Alfano, definito senza “quid”…
Già, poi ancora Fitto e soprattutto Denis Verdini. Oggi è chiaro che non c’è più niente, ed è anche chiaro che ricostruire una coalizione comporta delle difficoltà insormontabili.

Oggi poi rispetto a Berlusconi sono cambiati i pesi specifici e gli interlocutori.
Con la Meloni che guida un partitino, mentre Salvini ha un partitone che comanda e determina.

Non è chiara la strategia dell ex Cavaliere.
Oltre alla “debolezza” da Marchese del Grillo, lui sogna di abbandonare la politica in un momento nel quale non è più in disgrazia.

Questa è una sua riflessione o ha ricevuto una confidenza?
Una mia riflessione, però lo conosco bene. Comunque una questione importante sono i soldi…

Che mancano o che nessuno vuole mettere.
E invece sono fondamentali per una campagna elettorale: ai tempi di Gabriele Albertini candidato sindaco di Milano, nessuno lo conosceva, tutti pensavano al mediano del Milan (Demetrio). Affissioni e appuntamenti sono stati fondamentali e bisognerebbe muoversi ancora su quella strada.

Renzi ora appare irraggiungibile.
Tutti questi attacchi rivolti al premier hanno certamente una giustificazione, come voi del Fatto quotidiano sapete bene, ma prima di Renzi abbiamo assistito a dei governi comici. Questo non è assolutamente peggio dei passati.

Si riferisce solo a Monti prima, Letta poi?
No, anche all’ultimo Berlusconi. Lui (l’ex Cavaliere) fu bravissimo nella campagna elettorale del 1994, ma poi la coalizione creata non stava insieme nemmeno con lo sputo, piano piano sono uscite fuori tutte le contraddizioni come tra Fini e Casini, Fini e la Lega. Il collante era Berlusconi e solo Berlusconi.

Anni fa il centrosinistra schiacciato sembrava sognare un “Obama bianco” per risollevare le sorti. Ora lo stesso “Obama” appare il miraggio del centrodestra…
È esattamente così. Oggi il centrosinistra ha più il problema dei 5Stelle, Renzi vuole loro al ballottaggio per puntare ai voti della destra, così ora attacca i sindacati. E per carità, vista la mia storia, su questo sono anche concorde.

Ma a Parma, nel 2012, la destra ha votato per Pizzarotti (5Stelle) come sindaco, con l’obiettivo di non far vincere il Pd.
Altro periodo: allora c’era euforia e curiosità verso il Movimento, oggi sono abbastanza conosciuti e anche loro puntano ai voti del centrodestra.

L’ex Pdl da coalizione è diventato un bacino da conquistare.
A quanto pare, ma è facile se non c’è nessuno a catalizzare.

Giudizio sulla Meloni.
È anche simpatica, ma in questo periodo non ho capito il suo atteggiamento.

Su Salvini.
Cerca un modo di condurre il gruppo, perché crede sia ricomponibile, ma in questo sbaglia, non c’è più un assetto.

A Roma c’è chi pensa al commissario straordinario Francesco Paolo Tronca come possibile exit strategy del centrodestra.
Lo conosco come Prefetto di Milano, non so molto di più; ma Roma vive una situazione straordinaria, particolare, e magari una scelta del genere sarebbe giustificata più dal momento giudiziario che da quello politico.

Roma è un problema così grande da terrorizzare i candidati.
Secondo me Renzi vuole far vincere i 5Stelle, in questo modo se governano positivamente bene per loro, ma se sbagliano li elimina dal suo orizzonte.

Berlusconi insiste su Bertolaso.
Assurdo candidare e mettere la faccia e le energie verso uno che è sotto processo.

Il centrodestra dovrebbe organizzare delle primarie?
Vuole scherzare? Sono una cagata pazzesca, non sono disciplinate per legge, sembra piuttosto di stare dentro una bocciofila dove ognuno si fissa le regola che preferisce. Negli Stati Uniti sono regolate, mica improvvisate.

Lei voterebbe Trump o Clinton?
Non sono statunitense, quindi non posso dare un giudizio, ma lì, oggi, il voto mi sembra più indirizzato verso l’aspetto emotivo che razionale, e per questo credo vincerà Trump.

I sondaggi lo danno in svantaggio.
Perché su di lui la gente, l’elettorato non dice la verità, accadeva lo stesso processo nell’Italia negli anni Settanta, quando non conoscevo una persona che ammettesse: sì, io voto Democrazia cristiana. Eppure vincevano sempre loro.

Di tutti gli abbandoni che ha elencato prima, qual è stato il più grave per Berlusconi?
Verdini
, un addio micidiale, sapeva organizzare, tenere i contatti, gestire il partito.

Era una sorta di Carlo Ancelotti nel centrocampo del Milan anni Ottanta.
Sì, esattamente così. Poi la questione è una: Berlusconi non ha costruito la sua successione.

Troppo concentrato su se stesso?
Si è sempre sentito e si sente ancora oggi una quercia; ma lo sanno tutti: sotto le querce non cresce mai nulla.

 

da Il Fatto Quotidiano del 7 marzo 2016