L’agenzia di rating Fitch ha tagliato la stima di crescita per l’Italia, portandola per il 2016 dall’1,3 all’1% e per il 2017 dall’1,5 all’1,3% per motivi “principalmente” legati al peggioramento delle condizioni economiche esterne. Lo si legge nel Global Economic Outlook della società, che si allinea con le previsioni dell’Ocse. Il governo Renzi, nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, ha invece fissato l’asticella all’1,6%. La settimana scorsa, nonostante la diffusione dei dati Istat sul 2015 che attestano un progressivo rallentamento della ripresa, il Tesoro ha ribadito quell’obiettivo “non è irrealistico”. Ma il premier, già a fine febbraio, aveva limato la stima all’1,4%.

Fitch sottolinea che l’economia italiana “stava a malapena a galla a fine 2015, con un rallentamento della crescita dal +0,4% del primo trimestre dell’anno allo 0,1% dell’ultimo”, e mette nel mirino la persistente debolezza degli investimenti nella Penisola, dove la crescita “farà affidamento principalmente sui consumi privati” e “la performance sempre debole dell’export, che rimane il peso chiave sulla ripresa”. Secondo l’agenzia di rating nuove misure straordinarie della Bce dovrebbero aiutare le condizioni del credito, ma i premi al rischio aumentati per le banche potrebbero avere un effetto restrittivo. Il mercato del lavoro, infine, “sta lentamente migliorando” ma la disoccupazione scenderà “solo gradualmente”. L’aumento di 0,9 punti percentuali del tasso di occupazione è il maggiore dal 2006.

Gli economisti di Fitch vedono inoltre rischi “dalle spese di bilancio più elevate, in particolare dai costi legati alla crisi dei migranti“. Proprio sul fronte dei conti pubblici, martedì è attesa la lettera della Commissione Ue che richiamerà l’Italia sul rispetto degli impegni in tema di riduzione del debito e degli altri obiettivi di finanza. Ma sembra già di capire che Bruxelles non ha intenzione di aprire una procedura di infrazione nei confronti di Roma. Il commissario Ue agli Affari monetari, Pierre Moscovici, arrivando all’Eurogruppo a Bruxelles si è infatti detto “fiducioso che troveremo un accordo”, visto che “continuiamo a lavorare, il mio team e quello di Padoan sono in contatto permanente”. Da canto suo il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, arrivando a Bruxelles per la riunione dell’Eurogruppo, ha ostentato tranquillità dicendo di non essere preoccupato perché “l’eventuale lettera fa parte delle procedura standard”, “il clima con Bruxelles è migliorato” e “mi sembra che ci sia un riconoscimento che il debito si sia stabilizzato e che quindi comincerà a scendere e che ci sono alcuni margini di aggiustamento che andranno sfruttati”.