L’abolizione del “mercato tutelato” nell’energia per famiglie e piccole imprese, prevista nel 2018, continua a essere al centro delle critiche dei consumatori. Anche perché, durante il percorso parlamentare, è stata inserita nel ddl concorrenza una norma che appare un vero e proprio paradosso e contraddice il concetto stesso di liberalizzazione. Con il rischio di un aumento delle bollette elettriche. Secondo il nuovo testo, i clienti che tra due anni non avranno scelto il proprio venditore verranno riforniti, per un periodo di transizione, da un “servizio di salvaguardia”. Le utenze verranno assegnate ai fornitori di energia attraverso aste, “a condizioni che incentivino il passaggio al mercato libero”. Postilla, quest’ultima, che prefigura un aumento dei prezzi (o un peggioramento della qualità) tale da indurre i consumatori a lasciare il servizio di tutela.

Insomma, si costringe il consumatore a scegliere il libero mercato, il che sembra una contraddizione i termini. Ed è anche un’ammissione che il libero mercato non ce la fa senza una spinta, forse perché non è così conveniente come si tende a pensare. In ogni caso, il risultato è che nel mercato libero i prezzi saranno sì più bassi ma solo perché si sono alzati quelli del servizio di salvaguardia. Anzi, potrebbe anche accadere che ci sia un effetto trascinatore, per cui i listini del mercato libero salgono sulla scia di quelli del mercato tutelato. Alla fine basterà stabilire un prezzo leggermente inferiore per attrarre clienti.

Così Federconsumatori, Adusbef, Unione Nazionale Consumatori, Lega Consumatori, Adoc, Rete Consumatori Italia – Codici, Casa del Consumatore, Assoutenti e Codacons hanno scritto una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi per sottolineare “l’assurdità” della nuova norma. Secondo le associazioni saranno circa 10 milioni i clienti che arriveranno al 1° gennaio 2018 senza essere passati al mercato libero e che quindi sarebbero sottoposti alla nuova salvaguardia. E’ “inaccettabile – si legge nella missiva – che in nome di una liberalizzazione di facciata ci si stia predisponendo a prelevare soldi dalle tasche di milioni di cittadini per trasferirli nelle tasche di operatori che svolgeranno lo stesso servizio di prima, se non peggiore, a prezzi assolutamente immotivati. Una pratica – sottolinea la lettera – che si estenderà ben presto al resto del mercato, per cui questo prezzo di salvaguardia diventerà il punto di riferimento. Basterà infatti offrire poco meno di quel prezzo per accaparrarsi il cliente”.

Dunque, ne sono sicuri i consumatori, i prezzi saliranno. Secondo i calcoli dell’Associazione di tutela dei cittadini Codici, tra canone Rai, riforma tariffaria e abrogazione del regime di maggior tutela, l’aumento medio della bolletta elettrica sarà, per ogni famiglia, di 380 euro, circa il 45% di quanto pagano oggi.

Ma sulle barricate non ci sono solo i consumatori. Qualche giorno fa anche Utilitalia, associazione delle imprese idriche, energetiche e ambientali, ha invitato a “evitare passi falsi e pasticci che possono solo allontanare i consumatori dal mercato”. Questo vuol dire non cedere “alla facile tentazione di ridurre lo spirito della liberalizzazione a meccanismi concorsuali che non possono far altro che forzare il passaggio di clienti verso venditori e condizioni economiche che non hanno mai scelto, condizioni che peraltro, dovendo incentivare il passaggio al mercato libero, comporterebbero con ogni probabilità un incremento della bolletta per i clienti finali”. Piuttosto – chiosa Utilitalia – bisogna “lasciare al mercato dispiegare i suoi effetti, evitando di correre in soccorso degli operatori che sbagliano politiche commerciali”.

Intanto, il Ddl concorrenza continua il percorso parlamentare. Martedì prossimo saranno presentati in commissione Industria al Senato gli emendamenti dei relatori. Il presidente della commissione, Massimo Mucchetti, ha auspicato una rapida conclusione del lavoro dei relatori e del governo.