È a tutti gli effetti un fatto storico. Dopo anni di dibattiti pubblici e rinvii che non hanno mai portato ad alcun risultato concreto. Ma adesso potrebbe essere la “volta buona”. Le commissioni Affari sociali e Giustizia di Montecitorio, riunite per l’occasione, hanno iniziato la discussione delle quattro proposte di legge (pdl) sull’eutanasia. Una seduta interlocutoria in vista dell’apertura della discussione vera e propria su una tematica che, come accaduto al Senato sulle unioni civili, rischia di mettere a dura prova schieramenti politici e, soprattutto, la tenuta della maggioranza. Quel che è certo è che il tema della ‘dolce morte’ è entrato ufficialmente nel dibattito parlamentare. Grazie soprattutto a Sinistra italiana, che ne ha chiesto la calendarizzazione. Con l’obiettivo di arrivare, prima della fine della legislatura (2018), all’approvazione del provvedimento. Colmando così un vistoso vuoto normativo. Sono quattro le pdl che saranno analizzate dai deputati delle due commissioni della Camera. A cominciare da quella di iniziativa popolare depositata il 13 settembre 2013 e sottoscritta da oltre centomila persone.

MORTE OPPORTUNA – Perché “ben oltre la metà degli italiani, secondo ogni rilevazione statistica, è a favore dell’eutanasia legale, per poter scegliere, in determinate condizioni, una morte opportuna invece che imposta nella sofferenza”, spiega la relazione introduttiva della pdl (4 articoli). Nella quale vengono ricordati i casi di ‘accanimento terapeutico’: quelli di Eluana Englaro, Giovanni Nuvoli, Luca Coscioni e Piergiorgio Welby. Per prima cosa “ogni cittadino può rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari, nonché ogni tipo di trattamento di sostegno vitale o di terapia nutrizionale”. Ma solo a determinate condizioni. Il paziente infatti deve essere maggiorenne, la sua richiesta deve essere “attuale e inequivocabilmente accertata” e motivata dal fatto che egli “è affetto da una malattia produttiva di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi”. E ancora: il soggetto in questione deve essere stato informato “congruamente e adeguatamente” delle sue condizioni e “di tutte le possibili alternative terapeutiche e prevedibili sviluppi clinici e abbia discusso di ciò con il medico” (affinché la ‘dolce morte’ non provochi in lui “sofferenze fisiche”). Inoltre i parenti entro il secondo grado e il coniuge devono essere informati e, con il consenso del malato, devono avere modo di poterlo incontrare per un colloquio. La proposta fa anche riferimento al comportamento del personale medico e sanitario. Chi “non rispetta la volontà manifestata dai soggetti” di morire ricorrendo ad una pratica che attualmente in Italia costituisce reato “è tenuto, in aggiunta ad ogni altra conseguenza penale o civile ravvisabile nei fatti, al risarcimento del danno, morale e materiale, provocato dal suo comportamento”.

LIBERO ARBITRIO – Un’altra proposta depositata è quella di Sinistra Italiana, prima firmataria la deputata Marisa Nicchi, sostanzialmente identica a quella depositata dalla sua ex collega di partito, Titti Di Salvo (poi passata al Pd). Un testo più lungo e articolato (12 articoli) secondo il quale un medico che pratica l’eutanasia non è punibile se il paziente è maggiorenne, capace di intendere e di volere al momento della richiesta – che deve essere volontaria, ben ponderata e non frutto di pressioni esterne – e affetto da una patologia con prognosi infausta e in fase terminale, senza prospettive di sopravvivenza. Il medico stesso, fra le altre cose, è tenuto a “dialogare con il paziente al fine di condividere con lui la convinzione che non vi sia altra soluzione ragionevole per la sua patologia” nonché a consultare un altro medico (che non deve aver avuto alcun contatto con il malato e dovrà redigere una relazione sul caso) “ai fini della conferma del carattere grave e incurabile della malattia”. Ma se il paziente, una volta deciso per la ‘dolce morte’ con una dichiarazione redatta e firmata personalmente entro i cinque anni precedenti, dovesse ripensarci? Nella pdl di Sinistra italiana è scritto chiaramente che egli “può revocare la sua richiesta in ogni momento”. Infine, la proposta prevede l’istituzione di una ‘Commissione nazionale di controllo e valutazione sull’attuazione della legge’ composta da 16 membri, designati sulla base delle loro conoscenze e della loro esperienza nelle materie di competenza della commissione stessa.

OBIEZIONE VIETATA – Infine, la pdl della deputata di Alternativa Libera-Possibile, Eleonora Bechis che conta un unico articolo. Fra le altre cose, nel testo si determina che “il personale medico e sanitario è tenuto a rispettare la volontà del paziente” relativa alla ‘dolce morte’ e “non può dichiarare obiezione di coscienza”. Anche stavolta, come nel caso della proposta di legge di iniziativa popolare, il personale medico-sanitario che non rispetta la volontà del paziente è tenuto a risarcire il danno (morale e materiale) provocato dal suo comportamento.

Twitter: @GiorgioVelardi