È una delle emergenze ambientali e sanitarie più gravi degli ultimi anni. Coinvolge un territorio vastissimo tra le province di Verona, Vicenza e Padova, ma potrebbe estendersi a tutto il Paese attraverso la filiera alimentare. L’inquinamento da Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche (usate diffusamente per rendere impermeabili tessuti o rivestimenti, tra cui il Teflon e il Goretex) considerate cancerogene e in grado di interferire con il sistema endocrino, sta mettendo a dura prova il Veneto. Un documento inedito, di cui ilfattoquotidiano.it è entrato in possesso, rivela la tensione con cui le istituzioni riunite presso la Regione Veneto stanno affrontando l’emergenza sanitaria relativa agli alimenti contaminati. Emergenza che gli stessi funzionari della direzione Tutela ambiente della Regione consideranonon sotto controllo.

Nel corso della riunione del tavolo tecnico regionale sui Pfas, che si è svolta lo scorso 13 gennaio, è emerso che “parte della popolazione veneta è stata esposta ed è esposta ai Pfas” e che “non è stato dato seguito ad azioni di tutela della salute per le persone che hanno mangiato e stanno mangiando alimenti con concentrazioni critiche”, ovvero – secondo quanto comunicato dal direttore della sezione Veterinaria e sicurezza alimentare – le uova e i pesci. Anche i protocolli finora utilizzati per il controllo degli alimenti contaminati “vanno reimpostato ex novo” – chiedono nel corso della riunione i funzionari dell’Arpav – inquanto al momento “non c’è un piano di controllo sugli alimenti valido e utilizzabile”. Insomma, la situazione dell’inquinamento da Pfas è tutt’altro che sotto controllo, soprattutto se si considera che gli alimenti contaminati dai cancerogeni sarebbero prodotti anche da “allevamenti che hanno la produzione e la distribuzione sul territorio nazionale” e vengono quindi commercializzati in altre regioni italiane.

Lo scorso 9 novembre l’assessore regionale veneto alla Sanità, Luca Coletto, aveva dichiarato che i dati relativi alle analisi del sangue della popolazione e degli alimenti erano già “all’attenzione degli esperti del più elevato interlocutore scientifico dItalia che è l’Istituto Superiore di Sanità”. Nella riunione tecnica del 13 gennaio emerge però una realtà diversa: l’unico riscontro formale nelle mani delle autorità sanitarie sulla situazione degli alimenti sarebbero i dati forniti lo scorso 6 novembre su richiesta del consigliere regionale del Pd Andrea Zanoni, “attraverso una tabella sintetica non firmata né datata”, mentre i risultati non sarebbero stati inviati all’Iss in forma validata, bensì – è l’espressione attribuita tra virgolette nel verbale al direttore della Sezione prevenzione e sanità pubblica, Giovanna Frison – “in qualche modo”.

Nel corso del tavolo tecnico si è verificato anche un duro scontro tra il dirigente del settore Igiene e sanità pubblica, Francesca Russo, e della sezione Veterinaria, Giorgio Cester: al centro della discussione i tempi con cui sono state effettuate e condivise le analisi sui campioni di alimenti: “I campioni sono stati prelevati in un arco temporale lungo, che va da novembre 2014 a giugno 2015 ed i risultati si sono avuti tutti insieme a settembre 2015” senza tenere in considerazione che il referto relativo a una sostanza nociva per la salute “deve essere fatto subito dopo il campionamento perché potrebbe comportare la necessità di provvedimenti urgenti”. Durante questo tempo, prosegue la dottoressa Russo, “la popolazione ha continuato ad assumere alimenti con concentrazioni critiche di Pfas”.

Sulla questione è intervenuto il capogruppo del M5S alla Regione Veneto, Jacopo Berti: “Siamo stati i primi a combattere contro questo disastro per salvare la vita a 400mila veneti – spiega Berti a ilfattoquotidiano.it – Alla giustizia abbiamo già chiesto di punire i responsabili. Ora, alla luce di queste carte, pretendiamo dalla Regione tutta la verità. È passato un mese: se qualcuno ha insabbiato qualcosa ne pagherà le conseguenze”.

Con una richiesta firmata oggi dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e da deputati e senatori del M5S, è stato chiesto all’Istituto superiore di sanità di rendere noti i risultati del monitoraggio effettuato sulla popolazione veneta per determinare la concentrazione di sostanze perfluoroalchiliche nel sangue.