Quando mi sono trasferito a Milano, trent’anni fa, avevo bisogno di alimentare con continuità gli assidui rapporti che avevo soprattutto con alcuni colleghi americani. Avevo perciò ottenuto di posizionare un cavo della rete bitnet nel mia stanza. Era l’antenata del World Wide Web, l’entità – materiale e immateriale nello stesso tempo – che ci è oggi indispensabile come l’aria, l’acqua e il sogno; e che nel ’91, al suo apice, era estesa a circa 3.000 nodi, tutte istituzioni educative nord- e sud-americane, europee e indiane. E avevo acquistato alcune stazioni di lavoro Silicon Graphics, quelle che permisero a Spielberg di girare un capolavoro come Jurassic Park.

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Chi ricorda più le cose che si facevano con bitnet e Silicon Graphics? Tutte funzioni che oggi il motorino dello smartphone più semplice è in grado di fare. E che siamo abituati a fare senza farci neppure più caso. Le conoscenze scientifiche hanno quindi penetrato diffusamente la società, si sono enormemente estese rispetto a soli 30 anni fa, hanno cambiato la nostra percezione filosofica del mondo e qualche volta anche la morale e la religione. E si evolvono rapidamente, accorciando sempre più la nostra memoria.

Senza dubbio la scienza favorisce il benessere dell’umanità, come aveva intuito Francesco Bacone quattro secoli fa: “La sovranità dell’uomo è nella scienza”. Egli aveva però capito che “Il sapere è uguale al potere”. La scienza è con noi e dentro di noi e, nello stesso tempo, è diventata il motore primo della competizione economica nell’età del neo-liberismo e il nodo cruciale della supremazia militare di parti del mondo su altre. Per questo motivo, se si parla di scienza in modo concreto, oggi si parla solo di soldi.

Trent’anni fa lo Stato finanziava la ricerca universitaria un po’ a pioggia, un po’ tramite canali finalizzati, senza far però mancare l’ossigeno a chi si dava da fare. Per installare oggi un semplice cavo come quello di allora, dovrei produrre un progetto che prometta la salvezza dell’umanità e, se fosse mai finanziato, superare montagne burocratiche e sfidare sospetti di peculato. E, se uscito vincitore, acquistare il cavo da un fornitore e-commerce fantasma che me ne fornirà uno malfatto da installare di persona, nonostante l’età e la schiena di cristallo, perché il personale tecnico è ormai una “risorsa umana” da centellinare come la più preziosa grappa riserva. Ma non avrei comunque grandi chance, perché il denaro è lo sterco del diavolo, secondo una lezione cattolica assai in voga fin dall’antichità. E i docenti non vanno messi in tentazione.

È per questo motivo, per non contaminare la cultura e la scienza, che il nostro paese finanzia la ricerca universitaria, tutta assieme, con un budget pari a circa un ottavo di quanto stanziano i Paesi Bassi, una piccola nazione abitata da poco più di un quarto degli italiani residenti in Italia? Oppure perché chi comanda è convinto che i soldi non si fanno con la scienza, ma con poche e ben mirate operazioni finanziarie? E, sia chiaro, dal budget orange le scienze mediche sono escluse, perché nel paese dei tulipani sono finanziate a parte.