“Non possiamo più far finta di niente di fronte a una delle maggiori crisi ambientali della storia“. Dal Chiapas Papa Francesco ha fatto suo il grido di dolore della Terra, inquinata e devastata, al centro della sua enciclica sociale sul creato Laudato sì. “Siamo cresciuti – ha affermato Bergoglio nell’omelia della messa celebrata con gli indigeni messicani – pensando che eravamo proprietari e dominatori della terra, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi”. Per Francesco “la sfida ambientale che viviamo e le sue radici umane ci toccano tutti e ci interpellano”.

Proprio rivolgendosi agli indigeni, usando anche la loro lingua sia nell’omelia sia nella celebrazione della messa, il Papa ha voluto chiedere perdono: “Molte volte, in modo sistematico e strutturale, i vostri popoli sono stati incompresi ed esclusi dalla società. Alcuni hanno considerato inferiori i loro valori, la loro cultura e le loro tradizioni. Altri, ammaliati dal potere, dal denaro e dalle leggi del mercato, lo hanno spogliato delle loro terre o hanno realizzato opere che le inquinavano. Che tristezza! Quanto farebbe bene a tutti noi fare un esame di coscienza e imparare a dire: perdono! Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!”.

Dopo la dura condanna del narcotraffico fatta da Bergoglio nel suo primo giorno nel Paese, tredici persone, tra le quali cinque donne, sono state uccise in un agguato a San Ignacio, nel Messico nordoccidentale al confine tra gli Stati di Sinaloa e Durango, regno di potenti e spietati cartelli della droga. Ma, durante il suo viaggio, Francesco ha voluto anche puntare il dito contro il concentramento delle ricchezze del mondo nelle mani di pochi a scapito di tanti che soffrono la fame.

Con gli indigeni del Chiapas, con alcuni dei quali ha pranzato, il Papa ha sottolineato che nella Bibbia “c’è un anelito a vivere in libertà, un anelito che ha il sapore di terra promessa, dove l’oppressione, il maltrattamento e la degradazione non siano la moneta corrente. Nel cuore dell’uomo e nella memoria di molti dei nostri popoli è inscritto l’anelito a una terra, a un tempo in cui il disprezzo sia superato dalla fraternità, l’ingiustizia sia vinta dalla solidarietà e la violenza sia cancellata dalla pace”.

Ma Francesco non ha omesso di ricordare che “in molte forme e molti modi si è voluto far tacere e cancellare questo anelito, in molti modi hanno cercato di anestetizzarci l’anima, in molte forme hanno preteso di mandare in letargo e addormentare la vita dei nostri bambini e giovani con l’insinuazione che niente può cambiare o che sono sogni impossibili. Davanti a queste forme, anche il creato sa alzare la sua voce: questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei”.

Twitter: @FrancescoGrana