“Ringrazio per tutta la stima e per l’affetto, oltre ogni aspettativa, con cui avete accolto in questi giorni la notizia della mia candidatura a sindaco di Roma. Dopo aver pensato a lungo alla possibilità che mi è stata offerta di poter essere portavoce delle richieste dei cittadini di questa città, che amo molto, ho deciso di non accettare”. E’ l’annuncio, all’agenzia LaPresse, di Rita dalla Chiesa in merito alla proposta ricevuta dal centrodesra di candidarsi a sindaco di Roma. “Ho capito – aggiunge – che le mie priorità continuano a essere la mia famiglia e la mia professione. Questo non toglie che continuerò a lottare per le battaglie in cui credo e che ho sempre portato avanti sui giornali, in televisione e sui social. Grazie – conclude – a chi mi ha sostenuto prima ancora di cominciare”.

Fino a questa mattina, la sua corsa al Campidoglio era data per probabile. Figlia del generale Carlo Alberto dalla Chiesa e moglie del conduttore Fabrizio Frizzi, la giornalista ed ex conduttrice di Forum è la carta che Fratelli d’Italia ha portato al tavolo dell’incontro con l’ex Cavaliere e Matteo Salvini e che scalzerebbe di fatto Alfio Marchini. “Ringrazio per la fiducia”, aveva commentato al Tg1, “Non ho ancora deciso niente. Nei prossimi giorni dovrò incontrare Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, e poi vedremo. Credo che Roma meriti il massimo rispetto e il massimo amore”.

“Ho votato Berlusconi”, ha detto in un’intervista al Corriere della Sera pubblicata prima del no alla candidatura, “ma nel 1993 feci la campagna per Rutelli sindaco, mentre ultimamente ero con Renzi”. E alle scorse comunali a Roma? “Ho votato per Marchini”. All’agenzia di stampa Ap ha spiegato: “Ero quella che all’epoca si definiva una progressista. Ero a sinistra, quando lavoravo a Mediaset. E questo la dice lunga sulla libertà mentale che c’è a Mediaset. Io ho fatto campagna per Rutelli quando si presentò come sindaco. Poi ci fu una sera in cui ho svoltato un po’ la mia vita. Fu quando ci fu il referendum”.

Dalla Chiesa ha raccontato di un diverbio con Massimo D’Alema che le fece cambiare idea: “Una sera da Santoro su Rai 3 ebbi un diverbio con D’Alema perché lui diceva che era un discorso banale e qualunquistico cercare di difendere i lavoratori. Io difendevo i lavoratori di Mediaset. Lì mi dissi che in quel momento forse ero dalla parte sbagliata. Io ero dalla parte dei lavoratori, indipendentemente dal partito politico. Questa è sempre stata la base della mia vita. Non ho mai voluto stare sotto la bandiera di un partito. Ho portato avanti delle battaglie della sinistra anche quando ho votato Berlusconi, e delle battaglie della destra quando stavo con la sinistra. Non è una mancanza di chiarezza, è avere le proprie idee e portarle avanti, a qualunque partito appartengano. Non me ne frega niente dei partiti, mi interessa quello che penso io”.