001Il jazz in tinte rosa, bordeaux, a tratti porpora: questo è Zona Franca del flautista e compositore Franco Olivero, un album che più che evocare crea dal nulla ambienti e atmosfere, più che richiamare alla memoria scientemente la indirizza verso nuove, agiate dimensioni. I fiati, il pianoforte, le percussioni, il contrabbasso, il sintetizzatore, il violoncello e, non ultima, la voce (nel solo brano Scrooge) di Chiara Rosso, intraprendono in questo album un viaggio sonoro unitario, coeso e, anche se a volte prevedibile, decisamente coerente. Le suggestioni, gli stimoli si susseguono l’un l’altro in un costante flusso di immagini e sensazioni tanto limpide quanto oniriche, tra procedimenti imitativi e leggeri, ma mai ridondanti, virtuosismi strumentali. L’etichetta che si usa attribuire con la parola jazz, per quanto ampia possa essere, risulta per l’ultimo lavoro di Olivero limitante, tanta è la spinta verso codici e linguaggi dal sapore globale, in un disco decisamente maturo, consapevole, nuovo.

Cambiamo ora totalmente genere e addentriamoci nelle dure, ma al tempo stesso liriche, epiche sessioni musicali dei salernitani Magni Animi Viri, in un progetto, Heroes Temporis, che chiama a raccolta un cast di tutto rispetto: oltre a due tra le più amate voci del rock internazionale, gli americani Russell Allen e Amanda Somerville, sono infatti presenti il nuovo chitarrista della Pfm Marco Sfogli e, last but not least, l’attore e cantante Clive Riche. Un disco la cui produzione è a cura dell’Associazione Heroes Temporis contro l’autismo e i cui proventi saranno interamente devoluti al costituendo reparto ludico-diagnostico della clinica Merclin di Campagna (SA). Un album totalmente indipendente e distribuito a livello internazionale da CDBaby, un lavoro al quale, tanto per la qualità della musica quanto per le ottime intenzioni di vendita, auguriamo tanta, meritata fortuna.

Voltiamo ora nuovamente pagina e concentriamoci sul lavoro pianistico di una giovanissima promessa, il ragusano Alessio Cappello. Il suo nuovo lavoro, Leaving, si presenta come la summa delle esperienze musicali, ma ancor più, verrebbe da dire già solo dopo un primo ascolto, esistenziali del giovane pianista, in un album il cui valore sorprende considerata la giovanissima età del musicista siciliano. Zen love, brano introduttivo di questo album dalle innumerevoli volate melodiche, annuncia una profondità d’approccio alla tastiera, una calma mista a tanto talento creativo che necessariamente presuppongono, insieme, tempi di elaborazione e maturazione ben lunghi. Sono brani come Leaving, che dà il titolo all’intero lavoro, o We met up a far deragliare il tutto, solo temporaneamente, su codici linguistici fin troppo abusati, o comunque obsoleti e oramai logori, laddove pezzi come Dancing away, Whispering stars, Sweet dreams e Disturbed music restituiscono la vera, reale cifra narrativa di un lavoro meritevole di essere ascoltato in solitudine, tanta è la capacità di questo album di ingenerare un vero, autentico processo di crescita interiore. Non troppe pretese, non un affaticarsi nel tentare stupidamente di stupire e colpire l’orecchio dell’ascoltatore: bensì una carezza, un tocco delicato per ricordarci cosa, più intimamente, più essenzialmente, siamo.