Nicola Adamo e pezzi del Pd lo hanno eletto sindaco e Nicola Adamo e pezzi del Pd lo hanno mandato a casa. Tutto normale se non fosse che Mario Occhiuto, primo cittadino di Cosenza, non è un democrat ma è di Forza Italia. Il partito della Nazione funziona così e Cosenza si conferma la capitale calabrese degli intrallazzi, uno dei principali laboratori di come la politica può essere trasversale.

Prima di imbarcare tutti in vista delle elezioni comunali (da Ncd a storici esponenti di Forza Italia), il Partito democratico ha chiesto e ottenuto le dimissioni di 17 consiglieri per far cadere il sindaco Occhiuto e porre fine alla legislatura. La raccolta delle firme (sottoscritte davanti al notaio in attesa di essere consegnate domani al segretario comunale di Palazzo dei Bruzi) si è conclusa ieri sera tardi dopo un travaglio durato diverse settimane e sbloccato solo in seguito al tentativo fallito del Pd di non fare le primarie e imporre un candidato unitario.

Un tira e molla che ha minato la solidità dell’alleanza tra i fratelli Gentile dell’Ncd (l’ex assessore regionale Pino e il sottosegretario Tonino), il consigliere regionale Ennio Morrone di Forza Italia (attuale presidente della Commissione di Vigilanza), Nicola Adamo del Pd (marito della deputata Enza Bruno Bossio) e Carlo Guccione (il consigliere del Pd che ha preso più voti alle ultime regionali). A questi si aggiunge Giacomo Mancini, nipote dell’omonimo “Leone socialista ed ex assessore regionale della giunta Scopelliti ormai transitato nel partito della Nazione grazie a Denis Verdini.

Tutti contro il sindaco Mario Occhiuto che, nelle scorse settimane, ha annunciato di volersi ricandidare anche se orfano dei voti dei Gentile e di Adamo e soprattutto dopo il tradimento della sua stessa maggioranza.

La partita, però, è stata quella delle primarie che il Pd nazionale non voleva fare a Cosenza dove, invece, il segretario regionale Ernesto Magorno lavorava per una soluzione unitaria.

Tentativo che non è riuscito perché, a scatola chiusa, nessuno dei consiglieri comunali di maggioranza (tra cui il figlio di Ennio Morrone che è il presidente del Consiglio) avrebbe firmato le dimissioni senza la certezza di aver voce in capitolo sul candidato a sindaco.

Una poltrona vale un cambio di casacca. In Calabria come a Roma l’accordo è stato trovato e, annunciate le primarie per il 6 marzo, le firme sono state miracolosamente raccolte. Quali siano le condizioni della trattativa, iniziata con la nomina a sottosegretario di Tonino Gentile (Ncd) lo si capirà dall’esito delle consultazioni.

Occhiuto a casa e inizia la campagna per le comunali. Il clima di veleno che si respira in città può essere sintetizzato dall’intervista al Tgr Calabria in cui il sindaco dimissionato ha descritto l’intesa tra il Pd, Ncd e il gruppo Morrone un’operazione “di corruzione elettorale”.

Adesso sarà un po’ difficile per Renzi imporre come candidato a sindaco il manager dei vip Lucio Presta che, da mesi, ha annunciato di puntare al Palazzo dei Bruzi. Ben visto da premier e appoggiato da alcuni pezzi del Partito democratico cosentino, infatti, l’impresario di Benigni e di Bonolis ha già presentato la lista “Amo Cosenza” e non vuole assolutamente fare le primarie.

“Come faccio a farle se non sono del Pd?” va ripetendo in giro Presta, finito qualche anno fa sotto inchiesta per concussione nei confronti di alti dirigenti della Rai (oggi archiviata dalla Procura di Roma).

“Mi sono appassionato a un sogno – aveva affermato nei mesi scorsi – e non c’è nessuno che me lo leva. Possono farlo solo i cosentini non votandomi. Non ho nulla da farmi perdonare né dalla città né da altri. Ho 56 anni e voglio fare qualcosa per me. Se questo passa per il fare qualcosa per la città che mi ha dato i natali, io sarò pazzo di gioia”.

A chi lo invita a partecipare alle primarie per conquistare la candidatura dell’intero centrosinistra, Presta non ne vuole sapere e annuncia che, in settimana, inizierà a illustrare il suo programma: “Io vado avanti perché convinto della bontà della mia proposta”.

A non far dormire il Pd e i suoi alleati, però, non è Lucio Presta e le sue amicizie renziane. Sono piuttosto i verbali di alcuni pentiti della ‘ndrangheta di Cosenza che, ai magistrati della Dda di Catanzaro, hanno parlato di politica e di voti. E il rischio di un commissariamento per mafia durante la campagna elettorale o, peggio ancora, appena si insedierà il nuovo sindaco, provocherebbe più di qualche imbarazzo.