La firma è arrivata all’alba di venerdì 5 febbraio, quando erano da poco passate le 4,30, alla fine di una lunga notte di mediazione: cassa integrazione straordinaria fino a fine 2016, mobilità esclusivamente volontaria con incentivi, e recupero di alcuni capannoni dismessi. Sono queste le basi su cui è costruita la prima ipotesi di accordo per la Saeco, l’azienda produttrice di macchinette per il caffè di Gaggio Montano, nel bolognese. Qui da oltre 70 giorni i lavoratori sono in presidio permanente per protestare contro l’annuncio di 243 licenziamenti (su 550 dipendenti) fatto dalla multinazionale Philips, proprietaria del marchio.

La notizia dell’intesa è arrivata via twitter, annunciata sia dal presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, sia dal portavoce del ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi. Si tratta della prima soluzione ipotizzata dopo oltre due mesi di blocco messo in atto lavoratori, che giorno e notte davanti allo stabilimento hanno fermato i camion in entrata e in uscita. Un sit in segnato anche da diversi momenti di tensione. L’accordo cancella i licenziamenti, che minacciavano la sopravvivenza stessa della comunità dell’appenino bolognese, ma prevede degli esuberi, pur su base volontaria e con incentivi. Alla fine della cassa integrazione azienda e sindacati si incontreranno nuovamente, per valutare i numeri e la situazione, procedendo sempre e comunque “con strumenti non traumatici”.

Tutti i dettagli saranno spiegati in un’assemblea con i lavoratori, che poi avranno l’ultima parola attraverso il voto. Probabilmente la settimana prossima. “Di più non si poteva fare se non la rottura” ha commentato a caldo Bruno Papignani, della Fiom Emilia Romagna, parlando poi di “un negoziato con livelli di durezza molto alti”. E dopo qualche ora ha aggiunto: “Abbiamo tutelato chi decide di andare volontariamente e chi rimane, pur avendo reso esplicito che non condividiamo il progetto Saeco-Philips e reso esplicite le proposte che potevano salvare un assetto produttivo più ampio e in grado di salvaguardare più occupati sulle quali abbiamo avuto più solitudine. Questa esperienza dimostra che il potere extraterritoriale delle multinazionale ha bisogno di una nostra diversa organizzazione e di leggi che non gli permettano di fare quello che gli pare”.

Sulla vicenda è intervenuta anche l’assessore regionale alle Attività produttive della Regione, Palma Costi. “Il nostro impegno per i lavoratori della Saeco continua – ha garantito – A partire dal monitoraggio degli impegni dell’intesa, ma soprattutto a supporto, anche con nostri strumenti, della ricollocazione dei lavoratori e a sostegno dei processi imprenditoriali capaci di creare occupazione nel nostro Appennino. L’accordo raggiunto – ha aggiunto – permette di poter garantire la presenza del sito produttivo di Gaggio montano. Mentre gli strumenti e le tempistiche fissate per accompagnare questa fase di riorganizzazione aziendale consentiranno a coloro che accetteranno volontariamente la mobilità per potersi ricollocare nel mondo del lavoro”. Sulla stessa linea anche il sindaco della città metropolitana di Bologna, Virginio Merola, che parla di “un primo risultato ottenuto grazie al lavoro di squadra realizzato grazie all’impegno dei lavoratori, dei sindacati e delle istituzioni”. Ora, aggiunge, “attendiamo il parere dei lavoratori e l’esito del referendum in merito alla proposta di accordo che è stata presentata nel pomeriggio. Vigileremo affinché l’azienda mantenga gli impegni presi e saremo al fianco dei lavoratori cercando di garantire a tutti una ricollocazione adeguata”.