Domani è la Giornata mondiale contro le Mutilazioni genitali femminili (MGF), i dati sul fenomeno relativi ai paesi che praticano le MGF sono in continuo aggiornamento, mentre quelli che riguardano i paesi europei, compreso il nostro, sono piuttosto delle stime. Ogni anno però, in vista del 6 febbraio, riceviamo molte telefonate da parte di diversi professionisti che vogliono informazioni sul fenomeno in Europa e in particolare in Italia. Fare chiarezza è importante, imparando a districarsi tra numeri e complessità culturali che coinvolgono la vita di milioni di donne e ragazze.

Le MGF vengono praticate in molte regioni africane, in alcuni paesi e comunità del Medio Oriente, Asia e America Latina e oggi anche in Europa, a seguito del fenomeno migratorio. Anche se non siamo in possesso di dati certi, il Parlamento europeo stima che nell’Unione siano circa 500mila le donne e le ragazze che convivono con le mutilazioni genitali e 180mila coloro che rischiano annualmente di essere sottoposte alla pratica.

Quest’ultima costituisce una grave violazione dei diritti umani di donne e ragazze e come tale va affrontata, nonostante non ci sia un’emergenza o allarme relativo al fenomeno in Europa, e tanto meno sul territorio italiano.

Informare e sensibilizzare sulla questione, attraverso una corretta informazione, è per noi fondamentale, usando e diffondendo un linguaggio che non sia stigmatizzante né da un punto di vista culturale, né da un punto di vista di genere. Per fare questo è importante lavorare con chi è direttamente coinvolto, dalle donne che convivono con le MGF, alle comunità di riferimento, non solo nei paesi di origine ma anche con le comunità migranti presenti sul nostro territorio.

A questo proposito i media sono un mezzo di informazione e sensibilizzazione privilegiato. Attraverso il programma congiunto UNFPA-UNICEF, la nostra Associazione ha dato vita a un progetto “Abandoning FGM on FM!”, che prevedeva in Senegal e in Kenya una formazione per la realizzazione di audio documentari sulle MGF, coinvolgendo giornaliste e giornalisti, provenienti da 6 paesi africani. È stata scelta la radio perché è il mezzo di comunicazione più diffuso in Africa ma anche usato dai migranti nei paesi di accoglienza.

Sono quindi stati prodotti audiodocumentari in diverse lingue africane, francese e inglese che verranno trasmessi da radio locali africane ma anche dalle radio comunitarie in Europa. Se infatti i paesi di provenienza hanno un peso notevole nella decisione di portare avanti pratiche come le MGF e i matrimoni precoci, le comunità della diaspora possono farsi a loro volta agenti di cambiamento, creando un ponte tra due realtà.

In un’ottica di prevenzione e di protezione delle bambine a rischio di MGF è necessario lavorare per questo “building the bridge”, tra le persone e le comunità che risiedono stabilmente in Europa e i paesi d’origine, tra i/le professionisti/e di diversi settori ma anche tra i governi in un’ottica di protezione delle ragazze.

A questo proposito ha appena festeggiato un anno di attività la rete europea End FGM European Network, una rete formata da 13 organizzazioni di 11 paesi europei, che lavora per l’empowerment di donne e ragazze e per la libertà da ogni forma di violenza di genere, in particolare le MGF. La rete europea, di cui AIDOS fa parte, lavora per il contrasto alla pratica facendo informazione, formazione, scambi di esperienze, competenze e informazioni sulle strategie adottate nei vari paesi membri e attività di advocacy, in particolare nei confronti delle istituzioni dell’Unione Europea e di chi ha potere decisionale affinché la questione delle MGF sia correttamente integrata, in Europa e nel mondo, come una questione di genere e sviluppo per un’azione efficace sul territorio europeo e non solo.

Abbiamo di recente realizzato delle nuovissime schede tecniche, che potete scaricare dal sito di AIDOS che non danno solo le necessarie informazioni di base sulla pratica ma la inquadrano nel mondo contemporaneo: MGF e matrimonio forzato; MGF e i costi per lo sviluppo;MGF e migrazione; MGF come questione di genere.

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