La mia idea di religione è condensata in una celebre vignetta del New Yorker in cui si vede Dio con barba e triangolo sul capo mentre esamina la vita terrena di un’anima persa che poi paternamente rassicura: “Ma no, neanche questo è peccato, chissà come sei stato in pena”. Una visione, lo ammetto, assolutamente consolatoria, che il professor Massimo Gandolfini, deus ex machina (è il caso di dire) del Family Day, probabilmente non approverebbe. Infatti, in quella affollata manifestazione promossa per legittime finalità squisitamente politiche, abbattere la legge Cirinnà sulle unioni civili, l’Altissimo era presente in ogni invocazione (“Che Dio sia con voi”), accanto alla simbologia cristiana più sacra (la Croce), con la partecipazione gioiosa di preti e suore, e la solenne benedizione di Sua Eccellenza, il cardinal Bagnasco, presidente della Cei.

 

Questo per sottolineare come quella piazza e quel palco apparissero consustanziali a un credo che mi è familiare. Allievo assai poco diligente dei padri gesuiti, a essi (non a tutti) devo la fondamentale distinzione tra peccato e reato, tra legge morale e legge civile, tra ciò che spetta a Cesare e ciò che dobbiamo al Creatore. Vivere laicamente la propria fede e cristianamente il proprio tempo mi sembrò il punto d’equilibrio ideale per una vita degna di essere vissuta. E mi piaceva pensare, forse ingenuamente, che in fondo la retta via fosse stata tracciata, due secoli prima, da Immanuel Kant: “Il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me”.

Per questo, mentre al Family Day alte si levavano le voci non su questo o quell’aspetto criticabile quanto si vuole ma contro l’intera legge sulle unioni civili, mi ponevo alcune domande. Loro e io crediamo nello stesso Dio? Professiamo la stessa fede? Abbiamo letto lo stesso Vangelo? E Gesù di Nazareth, se oggi fosse ritornato sulle terra, sarebbe corso qui al Circo Massimo a proclamare insieme a Mario Adinolfi, Deus lo volt, Dio lo vuole? Per la verità, se ben ricordo, non è che nella sua predicazione il Cristo fosse ossessionato dalle relazioni sentimentali tra le creature, tanto che perfino sulle debolezze della carne (l’adultera) si espresse in modo piuttosto essenziale: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Altro, come è noto, suscitava la sua collera.

I mercanti nel tempio. L’ipocrisia di scribi e farisei. E l’ira più grande contro chi dà scandalo ai piccoli: “Meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e gettato negli abissi”. Ecco, credo proprio che un Macina Day contro la pedofilia nella chiesa e per scoraggiare le abitudini sibaritiche di certi cardinali, sarebbe stato più utile alla causa.

Allo ieratico professor Gandolfini avrei voluto anche chiedere una sola citazione evangelica che autorizzi noi credenti a interferire nelle scelte di vita altrui con imposizioni del tipo: poiché decido io ciò che è bene e ciò che è male, questa legge non s’ha da fare. Perché se davvero la preoccupazione dei genitori timorati di Dio (e dell’onorevole Beatrice Lorenzin che sull’argomento tende a esprimersi come ministro del Sant’Uffizio e non della Repubblica italiana) fossero le adozioni da parte dei genitori omosessuali e il demoniaco utero in affitto, perché allora bocciare l’intera normativa? Perché tale sfoggio di arroganza nel minacciare il Parlamento? Perché privarsi di quel minimo senso di misericordia che Papa Francesco (citato a parole e negato nei fatti) ci chiede nei confronti del nostro prossimo?

Il Pontefice che dice di non confondere unioni civili e matrimonio è lo stesso, infatti, che parla di amore misericordioso per quanti vivono situazioni diverse dalle nozze, per scelta o circostanze di vita.

Da parte del Papa, dunque, nessuna crociata nei confronti del riconoscimento legale della convivenza e anzi l’invito “a esprimersi con gentilezza e comprensione nei confronti di quanti, in merito al matrimonio pensano e agiscono diversamente”. Esattamente l’augurio formulato dal gentile e comprensivo direttore di Radio Maria a Monica Cirinnà: “Signora, arriverà il funerale anche per lei”.

Del resto, se n’è già parlato, nell’epoca degli integralismi religiosi, su temi sensibili come i diversi orientamenti sessuali e il ruolo “sottomesso” della donna nella famiglia cosiddetta tradizionale, c’è assonanza tra fondamentalismi islamici e cristiani. Non a caso, un imam era presente al raduno romano, mentre la proposta del cardinale di Milano Angelo Scola di istituire una festa islamica in tutte le scuole, forse non è stata colta in tutto il suo significato. Quel Dio compassionevole del New Yorker rischia veramente di brutto.

Il Fatto Quotidiano, 5 febbraio 2016