Via i senatori, un miliardo di tagli alla politica, a dieta le Regioni, legge elettorale anti larghe intese. Se si chiude, Italia #cambiaverso”, twittava il premier Matteo Renzi il 19 gennaio 2014. Ma quanto di questo miliardo di risparmi annunciati arriverà effettivamente dalla riforma di Palazzo Madama forse il presidente del Consiglio non lo aveva ancora ben chiaro. Calcolatrice alla mano, con la pignoleria dell’insegnante prestato alla politica, è adesso un senatore a fare due conti un po’ più precisi. E non un parlamentare qualsiasi, ma un senatore-questore, cioè uno dei tre designati a tenere in mano e gestire conti e bilancio di Palazzo Madama: Lucio Malan, eletto nelle liste di Forza Italia. “Risparmieremo più o meno 48 milioni di euro”, spiega a ilfattoquotidiano.it il senatore azzurro. Una sforbiciata dell’8,8% ai 540 milioni che, stando all’ultimo bilancio di previsione, il Senato spenderà nel 2016 per assicurare il suo funzionamento. Insomma, non proprio una cifra record. “Anzi, la definirei del tutto risibile”, sentenzia impietosamente Malan, bocciando l’intera riforma costituzionale che porta la firma della ministra Maria Elena Boschi anche sul fronte dei risparmi che dovrebbe produrre.

CONTI APERTI – Ma come si arriva ai 48 milioni stimati dal parlamentare di Forza Italia? “Per effetto della riforma costituzionale, semmai dovesse entrare in vigore, i futuri 100 senatori saranno di fatto consiglieri regionali pagati dai rispettivi enti di provenienza – spiega –. Palazzo Madama non dovrà quindi più versare le attuali indennità parlamentari che oggi pesano sul bilancio del Senato per 42 milioni 135 mila euro”. Ma attenzione: parliamo di una cifra lorda. “Sottraendo i circa 14 milioni che rientrano nelle casse dello Stato sotto forma di Irpef – continua Malan – il risparmio netto ammonterà a circa 28 milioni di euro”. Poi ci sono altri 37 milioni 266 mila euro che Palazzo Madama attualmente sborsa per le spese sostenute dai senatori per lo svolgimento del mandato. Dalla diaria (13 milioni 600mila euro) ad una lunga serie di rimborsi: per le spese generali (6 milioni 400mila), per la dotazione di strumenti informatici (600mila), per l’esercizio del mandato (16 milioni 150mila) e per ragioni di servizio (516mila). “Con la riduzione da 315 a 100 del numero dei senatori, il risparmio si assesterà intorno ai due terzi del totale perché è ovvio che, anche ai nuovi senatori, uno straccio di supporto per lo svolgimento del proprio mandato bisognerà darlo. E che siano le Regioni o Palazzo Madama a corrisponderlo poco cambierà per il contribuente – chiarisce Malan –. In pratica si risparmieranno circa 25 milioni, ma anche in questo caso lordi dal momento che circa 5 rientrano attualmente all’erario attraverso la leva fiscale”.

TAGLI FANTOZZIANI – Insomma, un taglio netto di altri 20 milioni, euro più euro meno. Che sommati ai 28 milioni sforbiciati dalle indennità, portano il totale a 48 milioni di euro. “Risparmi risibili frutto di una riforma fantozziana – accusa Malan –. Specie se raffrontati ai tanti regali distribuiti dal governo, a cominciare da quello fatto per esempio ai concessionari autostradali della Venezia-Trieste e dell’autostrada del Brennero che costeranno allo Stato 6 miliardi per i prossimi 30 anni, l’equivalente di 200 anni di risparmi che si totalizzeranno con la riforma Renzi-Boschi, per effetto della quale Palazzo Madama non pagherà più l’indennità ai senatori”. Con un paradosso ulteriore, conclude il parlamentare azzurro. “Anche dopo l’entrata in vigore della nuova Costituzione, per effetto della cosiddetta norma salva-Napolitano, gli unici componenti non eletti, ossia i senatori a vita, manterranno l’attuale status giuridico e il relativo trattamento economico”.

Twitter: @Antonio_Pitoni