Fosse una partita a scacchi sarebbe finita pari e patta. Se quest’anno la Camera dei deputati è riuscita a proseguire sulla strada dei tagli alleggerendo, sebbene di un modesto 0,93% (pari a 9,1 milioni di euro), il pesante fardello dei costi, anche al Senato, seppur minimo, la dieta avviata qualche effetto è riuscito a produrlo. Quest’anno la spesa stimata (al netto dei risparmi versati al bilancio dello Stato) si fermerà a 540 milioni di euro rispetto ai 540,5 milioni del 2015 , con una flessione dello 0,09 per cento. Un sasso, anzi un sassolino, nello stagno del bilancio di previsione, ancora provvisorio, di Palazzo Madama che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare. Ma comunque, meglio di niente.

MOLTO DI PERSONALE – Come per Montecitorio, il capitolo più ingombrante resta quello dei costi per il personale, eletto e non. Per pagare le spettanze dei rappresentanti del popolo che siedono tra i velluti rossi del Senato, 42 milioni 135 mila euro (50mila in meno dell’anno scorso) se ne andranno tra indennità parlamentare, d’ufficio e ammennicoli vari. Una voce destinata ad azzerarsi se la riforma costituzionale all’esame del Parlamento dovesse vedere la luce. E alla quale, nell’attesa, vanno comunque aggiunti altri 37 milioni 266mila euro (stesso importo del 2015) per coprire le spese sostenute per lo svolgimento del mandato. Dalla diaria (13 milioni 600mila euro) ad una lunga serie di rimborsi: per le spese generali (6 milioni 400mila), per la dotazione di strumenti informatici (600mila), per l’esercizio del mandato (16 milioni 150mila) e per ragioni di servizio (516mila). Costo totale dei senatori: 79 milioni 401mila euro. Per pagare invece stipendi, indennità di funzione, di risultato e rimborsi spese al personale di ruolo dalle casse di Palazzo Madama usciranno 99 milioni 880 mila euro (2 milioni 200mila in meno dell’anno scorso). Ma non basta. In conto ci sono anche gli assegni per il personale non di ruolo. Che tra addetti alle segreterie particolari (12 milioni), consulenti vari (3 milioni 550mila), distaccati da altre amministrazioni (3 milioni 450mila) e contratti a termine (2 milioni 400mila) raggiungerà i 21 milioni 400mila euro (30mila in meno del 2015). In tutto, per il personale, il Senato dovrà sborsare 121 milioni 280mila euro. Tirando le somme, tra eletti e non, il monte retributivo peserà sul bilancio di Palazzo Madama per 200 milioni 681mila euro, 2 milioni 280mila in meno dell’esercizio precedente.

PENSIONI EXTRA LUSSO – Capitolo previdenza. Nel 2016 resterà stabile l’esborso per corrispondere le spettanze agli ex parlamentari. Che anche quest’anno, tra vitalizi e pensioni pro-rata dirette (59 milioni 390mila), di reversibilità (18 milioni) e rimborso quota parte per i vitalizi erogati da Montecitorio (5 milioni 500mila), si porteranno a casa la bellezza di 82 milioni 890mila euro. Quanto al personale in quiescenza, se dal 2011 il peso delle retribuzioni è andato via via alleggerendosi, passando dai circa 141 milioni iniziali ai quasi 100 attuali, il carico previdenziale ha fatto registrare, negli ultimi anni, un andamento opposto. E anche quest’anno, la spesa per pensioni dirette e di reversibilità ha segnato un incremento di 2,1 milioni (l’1,47% in più), passando da 142 milioni 900mila a 145 milioni di euro. Con il conseguente azzeramento dei risparmi (2,2 milioni) ottenuti grazie alla diminuzione del monte stipendi del personale di ruolo. Come, del resto, scrivono i questori nella relazione che accompagna il bilancio “il complesso di queste variazioni ha effetto compensativo”. Non determina, cioè, scostamenti “rispetto al saldo finale della spesa”. Mettendo in conto, inoltre, gli oneri previdenziali e assistenziali (altri 7 milioni 905mila) si ottiene un totale di 235 milioni 795mila euro, con un incremento della spesa previdenziale complessiva dello 0,94% rispetto al 2015. Ricapitolando, per pagare indennità e vitalizi ai senatori in carica e cessati dal mandato, stipendi e pensioni del personale in servizio e in quiescenza, occorreranno 436 milioni 476mila euro, l’80,8% della spesa che il Senato dovrà sobbarcarsi nel 2016.

CHI SALE E CHI SCENDE – Mancano gli altri 100 milioni delle spese messe a bilancio. Per cosa saranno impiegati? Come l’anno scorso 21 milioni 350mila euro finiranno nelle casse dei gruppi parlamentari sotto forma di contributo unico annuale. Poi ci sarà da assicurare il funzionamento delle commissioni d’inchiesta (751mila euro), di quelle speciali, consultive e dei comitati speciali (470mila), delle commissioni permanenti e delle giunte e comitati (245mila) e della commissione di Vigilanza sui servizi radio-televisivi (72mila 500). Il cerimoniale e le spese di rappresentanza costeranno, invece, 1 milione 965mila euro (-1,41%). In attività di studi, ricerca, conferenze e convegni se ne andranno 280mila euro. Mentre, per tenere informati senatori e dipendenti, anche nel 2016 Palazzo Madama spenderà 2 milioni 205mila euro in abbonamenti alle agenzie di stampa. Altri 679mila 354 euro consentiranno di monitorare gli “andamenti di finanza pubblica” e della “spesa per l’attuazione delle opere pubbliche”. Poi c’è la comunicazione istituzionale: come nel 2015 assorbirà 6 milioni 220 mila 298 euro. Che serviranno per sfornare atti parlamentari (3 milioni 47mila 798 euro), riprodurre documenti (1 milione 67 mila 500), realizzare servizi televisivi e multimediali (655mila), assicurare l’accesso gratuito agli atti parlamentari, alla biblioteca e all’archivio storico del Senato (450mila) e svolgere attività di promozione, comunicazione e pubblicazioni (1 milione). Ulteriori 8 milioni 962 mila euro (stessa somma dell’anno scorso) garantiranno il funzionamento dei servizi informatici.

ASSICURATI E CONTENTI – Cresce del 9,82% la spesa per i premi assicurativi, che sale da 3 milioni 280mila a 3 milioni 602mila euro. Dei quali, 2 milioni 270mila se ne andranno per assicurare i senatori e 1 milione 92mila per i dipendenti. Il resto tra beni immobili, mobili e responsabilità civile. Salgono del 5,03% anche i costi per i servizi di ristorazione, che passano da 1 milione 630mila a 1 milione 712mila euro. Restano, invece, stabili quelli per la mobilità (6 milioni 445mila), trasporto e spedizione (1 milione 170mila). Mentre scende a 4 milioni 600mila euro, 300mila in meno del 2015, l’esborso per canoni di locazione (700mila), utenze (3 milioni 750mila) e corrispondenza (150mila). Anche quest’anno, spolverare i tessuti rossi del Senato e tenere puliti i locali di Palazzo Madama costerà 3 milioni 108mila euro. Stabile anche la spesa per la manutenzione ordinaria: 6 milioni 286mila 900 euro. Come nel 2015, per acquistare pubblicazioni e abbonamenti vari, carta, cancelleria e altri beni se ne andrà 1 milione 401mila euro. Insomma, una lunga serie di spese alle quali il secondo ramo del Parlamento farà fronte, in gran parte, grazie alla dotazione annuale di 505 milioni 360mila 500 euro derivante da trasferimenti dello Stato. E, per la parte eccedente, con entrate proprie.

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