“Il presidente del Consiglio italiano, spinge per un posto al tavolo del potere europeo”. Nel giorno del faccia a faccia tra Matteo Renzi e Angela Merkel a Berlino, il New York Times pubblica un articolo che analizza la strategia del governo a Bruxelles. Renzi oggi vedrà la cancelliera tedesca per un chiarimento atteso da tempo e per tentare di sciogliere, in particolare, i nodi di Turchia, migranti e flessibilità.

“Tra gli Stati membri dell’Unione europea”, scrive Jim Yardley con il contributo di Gaia Pianigiani, “l’Italia è importante ma non sempre influente, in parte a causa delle disfunzioni decennali della sua politica. La Francia e la Germania tradizionalmente hanno dettato l’agenda Europea, mentre l’Italia è spesso un partner minore, se non qualche volta un baraccone comico”. Dopo però gli ultimi avvenimenti, l’Italia vorrebbe avere un ruolo centrale. “Con la frammentazione politica e la crisi dell’Ue, Renzi sostiene che la voce dell’Italia deve ora essere ascoltata e presa sul serio. Ha scelto un approccio conflittuale, in parte per la frustrazione che ha portato a nuove tensioni, anche se entrambe le parti hanno cercato di placare il conflitto negli ultimi tempi”.

Quello tra Renzi e la Merkel è un chiarimento atteso da tempo. Il 18 dicembre scorso, nel corso di un acceso Consiglio europeo a Bruxelles, il presidente del Consiglio scelse di alzare i toni e alla Merkel disse: “Non potete raccontarci che state donando il sangue all’Europa, cara Angela”. Il riferimento era all’acquisto degli aeroporti greci da parte di aziende tedesche durante la crisi del debito.

Oggi i due si vedranno alla sede della Cancelleria a Berlino (il palazzo Chigi tedesco) alle 12.30. Un faccia a faccia che si annuncia teso, al quale farà seguito una conferenza stampa congiunta. Nel corso di questo mese e mezzo la polemica non si è attenutata e anzi secondo diverse indiscrezioni di stampa la Merkel nutrirebbe una crescente insofferenza verso l’omologo italiano, convinta che le sue uscite siano motivate prevalentemente dal tentativo di raccogliere consenso in patria. Mentre sarebbe sempre più solida la sua stima per l’Alta rappresentante della politica estera Ue Federica Mogherini, con la quale ha avuto una riunione bilaterale il 28 gennaio. Riunione, quest’ultima, sottolineano dallo staff della Mogherini, che era stata programmata comunque ben prima di quella tra la Merkel e Renzi e nel corso della quale nessun riferimento è stato fatto alla visita di oggi del premier italiano. Negli ultimi tempi i rapporti tra Renzi e la sua ex ministra degli Esteri – accusata di non fare gli interessi dell’Italia a Bruxelles – si sarebbero raffreddati. Proprio per questo ha sostituito l’ambasciatore italiano all’Ue Stefano Sannino con il viceministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda, rimpiazzando così un diplomatico di carriera con un politico, con l’aspettativa che sia più aggressivo e, appunto, meno diplomatico.

A dividere Renzi e Merkel diversi dossier, a partire naturalmente dalla questione migranti, con la Germania che rinfaccia all’Italia di non aver ancora aperto i sei hotspot su cui si era impegnata (ce ne sono solo tre attivi, Lampedusa, Porto Empedocle e Pozzallo) e di bloccare l’accordo con la Turchia non versando i 281 milioni che le spetterebbe mettere sul tavolo, e l’Italia che lamenta la mancata applicazione dell’intesa sui ricollocamenti e mal digerisce il fatto che a Bruxelles la Germania organizzi sistematicamente pre-vertici sull’immigrazione ai quali Roma non viene invitata.

Tra i temi di attrito, si è aggiunta la questione del gas: da un lato il raddoppio del gasdotto Nord Stream, che dovrebbe collegare il Paese di Vladimir Putin alla Germania attraverso il Mar Baltico. Progetto che, nonostante la linea dura di Berlino sulle sanzioni a Mosca, non ha ricevuto alcuno stop. Dall’altro il South Stream – destinato a portare il combustibile russo fino in Puglia passando per il Caucaso – che invece è rimasto fermo, ufficialmente a causa di un bando di gara in Bulgaria che violava le regole del mercato unico limitando l’accesso solo alle aziende bulgare.

Infine non mancano le divergenze sulla questione banche. L’intesa raggiunta questa settimana tra il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e la commissaria Ue alla Concorrenza Margarethe Vestager potrebbe – allentando la morsa sugli istituti italiani – attenuare il conflitto Roma-Berlino. Restano le parole di Renzi: “Il sistema bancario italiano è molto più solido” di quello tedesco e “se fossi un amministratore tedesco mi preoccuperei”, disse all’ultimo vertice a Bruxelles, spiegando che “Intesa Sanpaolo capitalizza il doppio della Deutsche Bank” e che “c’è il sistema in Germania delle banche territoriali, che rispetto ma non condivido”.