Se fossero chili avrebbe perso qualche etto. Ma a Montecitorio la dieta si misura in euro. E rispetto all’anno scorso, quando per sfamare la complessa macchina della Camera dei deputati ci vollero 986 milioni 671 mila 819 euro (dato assestato rispetto ai 985 milioni 129 mila 319 euro previsti), la cura dimagrante portata avanti sotto la presidenza di Laura Boldrini qualche effetto, seppur minimo, lo ha prodotto. Stando alla prima bozza del bilancio di previsione per il 2016 – soggetta a possibili modifiche e che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare – per garantire il funzionamento del principale ramo del Parlamento, occorreranno quest’anno 977 milioni 534 mila 342 euro. Con un risparmio di 9 milioni 137 mila 477 euro (-0,93%) rispetto al 2015. Certo, poca cosa per una struttura che grava sull’erario per quasi un miliardo di euro. Ma che, se non altro, certifica gli impegni di diminuzione della spesa assunti all’inizio della legislatura.

CARI ONOREVOLI Anche quest’anno, a Montecitorio, la portata più indigesta resta il costo del personale. A cominciare da quello eletto dai cittadini, ossia i deputati. Per pagare le varie indennità spettanti ai parlamentari se ne andranno 81 milioni 285 mila euro, 30 mila euro in meno del 2015. Ci vorranno altri 63 milioni 640 mila euro, esattamente la stessa somma dell’anno scorso, per rimborsare ai rappresentanti del popolo spese di viaggio, di soggiorno, telefoniche e per l’esercizio del loro mandato. Totale: 144 milioni 925 mila euro. Poi c’è il trattamento previdenziale degli ex onorevoli: tra vitalizi e pensioni (post riforma 2012), diretti e di reversibilità, e ammennicoli vari le casse di Montecitorio si alleggeriranno di altri 135 milioni 360 mila euro (2 milioni 460 mila in meno dell’anno scorso).

PERSONALE A DIETA In linea con la diminuzione già registrata nel 2015, continua a scendere la voce di spesa per gli emolumenti del personale dipendente. Sommando alle retribuzioni (184 milioni 540 mila euro), comprensive di stipendi e indennità varie, anche i contributi previdenziali (38 milioni 610 mila euro) e gli oneri accessori (altri 280 mila euro) si arriva alla somma complessiva di 223 milioni 430 mila euro. Con un risparmio di 9 milioni 585 mila euro rispetto al 2015. Le previsioni relative alle retribuzioni, come precisa la relazione dei questori che accompagna il bilancio, riflettono gli effetti della deliberazione dell’Ufficio di presidenza della Camera che ha confermato “la riduzione delle indennità di funzione sino all’approvazione di una nuova disciplina comune ai due rami del Parlamento che renda omogenei i rispettivi importi”. Oltre che del provvedimento “che ha fissato limiti massimi” agli stipendi del personale dipendente in attesa della “risoluzione dei contenzioso” ancora aperto sulla questione.

ALLARME PREVIDENZA Contemporaneamente, però, per effetto dell’incremento del numero dei dipendenti andati e che andranno in pensione, continua a salire la spesa previdenziale. Che passa dai 256 milioni 900 mila euro dell’anno scorso ai 268 milioni 695 mila euro di quello in corso, con un aggravio di spesa di 11 milioni 795 mila euro (+4,6%). La spesa previdenziale, annotano ancora i questori di Montecitorio, segnerà “un trend di crescita uniforme, sempre rispetto all’esercizio precedente” anche nei prossimi due anni. Nel dettaglio: +13,7 milioni (5,11%) nel 2017 e +12,3 milioni (4,38%) nel 2018. Tirando le somme, tra deputati ed ex deputati, dipendenti ed ex dipendenti, Montecitorio dovrà sborsare 772 milioni 410 mila euro. Una cifra che vale, da sola, il 79% del costo complessivo della Camera.

CONTO SALATO Ma l’elenco delle voci della spesa corrente è lunga e articolata. In affitti per uffici e depositi se ne andranno 2 milioni 310 mila euro. Una cifra in linea con il 2015 e ben al di sotto degli anni precedenti grazie soprattutto all’entrata a regime dei benefici del recesso anticipato dei contratti di locazione per i Palazzi Marini. Per la manutenzione ordinaria, invece, occorrerà mettere da parte 17 milioni 125 mila euro. Se i servizi di ristorazione costeranno 2 milioni 150 mila euro, quelli di pulizia, lavanderia e smaltimento rifiuti toccheranno i 6 milioni 630 mila euro. Altri 4 milioni 700 mila euro serviranno a pagare le bollette di acqua, luce e gas. Mentre per le spese telefoniche, tra linee fisse, mobili e connessioni ad internet, occorrerà un altro milione 450 mila euro. Alla voce servizi editoriali sono destinati, invece, 5 milioni 435 mila euro per stampare pubblicazioni e atti parlamentari. Per spedire la posta se ne andranno 250 mila euro, altri 65 mila nell’acquisto di carburanti, combustibili e lubrificanti. Per dotarsi di carta, cancelleria e materiali d’ufficio, invece, Montecitorio spenderà 610 mila euro.

TUTTI IN VIAGGIO Poi ci sono i costi dei trasporti aerei, marittimi, ferroviari e autostradali (altri 10 milioni 820 mila euro). E quelli per la mobilità: un milione 135 mila euro tra permessi Ztl, aree di sosta e noleggio automezzi con conducente. Azzerati, invece, i rimborsi per le spese di viaggio degli ex onorevoli che gravavano sulle casse di Montecitorio per 900 mila euro. Un indigesto privilegio soppresso in agosto grazie all’approvazione di un ordine del giorno del Movimento 5 Stelle. Alla comunicazione istituzionale sono destinati 4 milioni 55 mila euro. Altri 3 milioni 125 mila euro ai servizi di informazione, tra agenzie di stampa, accesso alle banche dati , acquisto e consultazione digitale di quotidiani e periodici.

PAGA IL CONTRIBUENTE Anche quest’anno, escludendo quella per il personale, sarà il contributo ai gruppi parlamentari ad assorbire la spesa più consistente: 31 milioni 790 mila euro (110mila euro in meno dell’anno scorso). Mentre per le cinque commissioni di inchiesta ancora in piedi (mafie, ciclo dei rifiuti, rapimento e morte di Aldo Moro, merci contraffatte e morte e malattie gravi dei militari italiani in missioni all’estero) saranno stanziati in tutto 617 mila 500 euro. Insomma, una lunga serie di spese che, anche nel 2016, il bilancio della Camera sosterrà per la quasi totalità grazie ai 943 milioni 160 mila euro (stessa solla del 2015) di entrate da trasferimenti dello Stato. Soldi che, alla fine della fiera, a pagare sarà come sempre il contribuente.

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