“Cosa sarebbe diventato il piccolo Aylan se fosse diventato grande? Un palpeggiatore di culi in Germania”. Blackout. Cortocircuito che fa perdere il senno a, in ordine: paladini della libertà d’espressione (i #jesuischarlie del giorno dopo), benpensanti, diversamente tolleranti (oggi dalla parte di Papa Francesco, domani da quella di Salvini “faccia da bravo ragazzo”).

È bastata quindi una vignetta, terribilmente cruda, a generare un’ondata di sdegno e di accuse nei confronti di Charlie Hebdo – il settimanale francese “sopravvissuto” al barbaro attentato del 7 gennaio 2015 – che dimostra di essere ancora al suo posto, facendo venire a galla ipocrisie e descrivendo la realtà delle cose da un’angolazione unconventional, scomoda e politicamente scorretta.

vignetta riss

Occorrerebbe, però, prima di tacciare di razzismo Laurent Roisseau (in arte Riss), attuale direttore del settimanale satirico francese, riflettere sul fatto che la vignetta dice esattamente, e provocatoriamente, ciò che la gran parte dell’opinione pubblica europea si trova a ripetere dal giorno che ha seguito i fatti del 31 dicembre di Colonia (dove centinaia di donne sono state molestate da gruppi di stranieri). Riassunto molto brevemente “i migranti sono tutti stupratori, molestatori, ladri…” e “non si meritano di essere ospitati da noi occidentali”. Per poi trovare nel fin troppo ovvio populismo impacchettato loro dal trio Salvini-LePen-Orban il rimedio ad ogni male: “chiudiamo le porte… rimandiamoli a casa loro”. Ma il “fare di tutto un’erba un fascio” da questi ce lo si aspetta. Si rimane perplessi, invece, se queste tristi affermazioni arrivano da quelli che sul corpicino di Aylan, ritrovato morto sulla spiaggia di Bodrum (Turchia) lo scorso settembre, avevano versato lacrime, e che oggi troviamo a stigmatizzare, accusare e condannare, senza alcuna distinzione, i migranti.

Gli stessi che poi cadono su quella che sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo visto che non si possono conoscere le reali intenzioni dell’autore) la trappola tesa da Riss. Il vignettista, di fatto, non fa altro che sposare (provocatoriamente, bene ripetersi) l’equazione dei “diversamente tolleranti” d’Europa spingendola fino a dove nessuno probabilmente sarebbe riuscito ad immaginare. Ovvero: i migranti (da poveri e indifesi da aiutare senza se e senza ma quali erano) sono (diventati) tutti molestatori; Aylan era un migrante; conclusione: Aylan sarebbe stato un molestatore.

De-sacralizzando i simboli (oggi quel nome di cinque lettere e quel corpicino abbandonato a sé stesso), come son soliti fare dalle parti di Charlie, Riss con la sua caustica illustrazione si rivolge ai tolleranti di oggi, che saranno gli intolleranti di domani, di dopo-domani e dopo-domani ancora. Svela la loro ipocrisia di fondo: in molti tra quelli che solo pochi mesi fa piangevano il piccolo Aylan ora si trovano a condannare i migranti (rifugiati, irregolari o terroristi che essi siano). Chiamando in causa coloro che, con pressapochismo, si fermano a una lettura superficiale dei fatti. Così da fraintendere il significato di una vignetta, a cui è possibile attribuire tanti aggettivi, quanti se ne vuole, tranne quello di essere “razzista”.