Rinuncia alla prescrizione e dichiarazioni spontanee. In attesa delle decisioni della Consulta e dopo l’ordinanza del Tribunale civile di Napoli per Vincenzo De Luca è già tempo di affrontare il processo d’appello per la vicenda che in primo grado si è conclusa con una condanna a un anno (con pena sospesa) per abuso d’ufficio e che ha fatto scattare l’applicazione nei suoi confronti della legge Severino, al momento congelata. Il presidente della Campania in aula, durante la seconda udienza, si è difeso per quindici minuti. Il suo avvocato, Paolo Carbone, ha annunciato che il governatore rinuncerà alla prescrizione: “Noi chiediamo un’assoluzione nel merito perché il fatto non sussiste”.

“Non lessi dalla prima all’ultima pagina l’ordinanza in cui si prevedeva la nomina di un project manager. Sia perché era tale il rapporto di fiducia con i miei uffici, sia perché anche se l’avessi fatto non avevo in ogni caso la competenza tecnico giuridica per valutare se il termine project manager fosse idoneo o meno. Mi trovo coinvolto in questa vicenda per un colloquio di 5 minuti che mi è stato chiesto. Al centro del processo la costruzione di un termovalorizzatore a Salerno.

“Era il 2008 – ha detto – e c’era una crisi drammatica per la Campania sommersa dai rifiuti, con un danno d’immagine enorme per l’Italia intera. Fu allora che mi fu chiesto dal governo nazionale di progettare la costruzione di un termovalorizzatore“. De Luca ha sottolineato come l’attività della struttura da lui diretta fu caratterizzata da una condotta lineare: “Eravamo consapevoli delle attenzioni che c’erano su di noi e volevamo fare del commissariato un esempio di efficienza, al punto che ci impegnammo a fare tutto in un anno, un anno e mezzo, un tempo record. Facemmo subito delle scelte di trasparenza rendendo pubblici tutti gli atti. Inoltre decidemmo di non avvalerci di procedure straordinarie ma di servirci solo delle norme ordinarie. E infine, di utilizzare l’apparato comunale senza fare ricorso a consulenti esterni. Credo di aver fatto risparmiare un sacco di soldi allo Stato”.

De Luca ricostruisce tutti i passaggi della vicenda: “Dopo l’insediamento del gruppo di lavoro fu nominato l’ingegner Barletta a responsabile. Ma dopo poco Barletta mi chiese un colloquio che durò tra i 3 e i 5 minuti nel quale, con tono accorato, mi sottopose una serie di problemi relativi ai carichi di lavoro, che non si sentiva di sostenere, e alle competenze amministrative che il suo ruolo comportava, con particolare riferimento alla tematica degli espropri. Apprezzai l’umiltà di un tecnico che riconosceva di non essere in grado di svolgere determinate attività che andavano oltre le sue competenze. In sostanza Barletta mi chiese di affiancarlo con un’altra persona che potesse collaborare con lui. Io mi limitai a prendere atto della richiesta senza prendere impegni di alcun tipo”. Si arrivò così all’ordinanza dell’ufficio tecnico competente in cui si prevedeva la nomina di un project manager. “Ordinanza – spiega De Luca – che non ho letto dalla prima all’ultima pagina sia perché era tale il rapporto di fiducia con gli uffici, sia perché anche se l’avessi fatto non avevo la competenza tecnico giuridica per valutare se il termine project manager fosse idoneo o meno”. Quanto all’accusa di peculato De Luca ha tenuto a precisare che i pagamenti in favore di chi lavorò al progetto erano determinati con criteri certi e stabiliti dal gruppo di lavoro nella sua piena autonomia. “Dei pagamenti non ho mai saputo nulla”, ha detto. Infine il governatore campano ha rivendicato di non aver fatto nulla per ostacolare il corso del giudizio pur di arrivare presto a sentenza. “Abbiamo chiesto un giudizio abbreviato – ha ricordato – abbiamo rinunciato all’udienza preliminare e a chiamare testi a discapito. Da ultimo, l’estate scorsa, avremmo potuto chiedere la rinnovazione del collegio dopo la rinuncia del presidente. Non l’abbiamo fatto. Non abbiamo perso un minuto di tempo pur di arrivare alla verità”.

Qualche giorno fa per De Luca era arrivata la buona notizia del dissequestro del Crescent, il complesso urbanistico a forma di mezzaluna progettato dall’architetto catalano Riccardo Bofill e che nasce sul lungomare della città. Lo scorso 21 ottobre il tribunale del Riesame di Salerno aveva rigettato il ricorso presentato dall’impresa Rainone. Per questa vicenda l’ex sindaco di Salerno era stato rinviato a giudizio.