Prima il disegno di legge sulle riforme istituzionali, poi il rinnovo delle commissioni, più tardi il voto sulla mozione di sfiducia al governo, infine la discussione sulle unioni civili. E’ il calendario di gennaio del Senato che è stato votato in Aula a maggioranza e che fa protestare le opposizioni. “Si tratta di un voto di scambio” dice la capogruppo di Sel, Loredana De Petris – Il rinnovo delle commissioni è stato spostato perché così si acquisiscono meglio i 161 voti necessari alle Riforme”. Secondo la De Petris “persino nell’ultimo passaggio che dovrebbe essere molto solenne, con la possibilità di una discussione molto serena perché sarà l’ultima volta che il Senato potrà parlare ai cittadini, non hanno voluto evitare un’ombra pesante come definisco quella del mercimonio sulla riforma costituzionale”. Le critiche arrivano anche dalle altre minoranze. Per Mario Michele Giarrusso (M5s) la maggioranza “trasforma la democrazia in cleptocrazia”. Roberto Calderoli (Lega Nord) sostiene che “ormai è dimostrato che con questi ricatti, prima quello delle presidenze delle commissioni, poi ci saranno le caselle del governo, la maggioranza non esiste più ma va avanti e si tiene solo con lo scambio di poltrone”. Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia, definisce i tempi dei lavori “inammissibili e inaccettabili”.

Le divisioni in conferenza dei capigruppo, come succede in questi casi, ha fatto sì che fosse necessario il voto in Aula che poi ha approvato il calendario a maggioranza. Durante le operazioni di voto peraltro il presidente Pietro Grasso ha censurato il senatore del Movimento 5 Stelle, Vincenzo Santangelo, per il disturbo ai lavori dell’Aula. “Se voleva l’incidente, l’ha creato”, ha osservato Grasso che ha aggiunto: “Basta giocare”. Santangelo si è “autodenunciato” di aver votato sia a favore, sia contro per alzata di mano chiedendo subito dopo che i segretari di Aula controllassero al regolarità dello stesso. “Guardi che è lei che vota due volte”, ha detto Grasso che ha chiesto che il richiamo sia riportato nel verbale d’Aula.

Il ddl Riforme, dunque, andrà in Aula per l’ultima volta al Senato il 19 gennaio: il voto finale è previsto per il 20. Si tratta del secondo e ultimo voto dell’assemblea di Palazzo Madama che passerà poi alla Camera per l’approvazione definitiva (referendum confermativo, come noto, a ottobre). L’ufficio di presidenza della Camera, intanto, ha deciso che l’ultimo voto di Montecitorio sul ddl Boschi si terrà a metà aprile, e comunque non prima del 12.

Slitta a giovedì 21 gennaio il voto per il rinnovo delle commissioni del Senato. Sempre quel giorno sarà discussa la relazione del ministro Andrea Orlando sulla giustizia. Il 26 gennaio sarà discussa la mozione di sfiducia al Governo. Il 28 gennaio riprenderà l’esame del ddl sulle unioni civili. Al voto si è arrivati dopo una lunga serie di votazioni, tra le polemiche, che hanno respinto tutte le richieste delle opposizioni (circa una decina) che miravano a mutare il calendario. “L’opposizione – ha dichiarato il capogruppo del Pd Luigi Zanda – non vuole fare le riforme e sta perdendo tempo. Ci sono delle regole della democrazia e la maggioranza ha un ruolo e lo vuole svolgere.