Pure a mettercisi d’impegno viene difficile pensare a due persone che entro i confini del cosiddetto ‘music biz’ siano mai arrivate ad odiarsi ai livelli di Axl Rose e Slash. Sta di fatto che per quanto risulti ancora ostico mettere la famosa ‘mano sul fuoco’ (forse più per scaramanzia che per altro), la coppia scoppiata più famosa del rock sta per ritrovarsi dopo ben 23 anni e stavolta sembra voler fare le cose sul serio: nuova musica già pronta, un tour nordamericano di 25 date ‘solo’ da annunciare e lo scettro di ‘headliner’ al prossimo Coachella Valley Music & Arts Festival, sullo stesso palco dove negli ultimi anni nomi del calibro di Outkast, Stooges, Replacements e At The Drive-In sono venuti nuovamente allo scoperto “finchè morte non li separi”.

Ora che le nubi sembrano diradarsi la domanda cui rispondere è una sola, posto che nessuno crede alla storiella per cui Axl Rose abbia semplicemente deciso di rispondere al citofono, lo stesso citofono dove il dito di Slash era rimasto attaccato da tempo: ‘perchè‘? La verità, è lecito crederlo, non la sapremo mai: possiamo però provare ad intepretare le poche informazioni che abbiamo. La prima che mettiamo sul tavolo è in realtà più una logica supposizione: Axl Rose, dopo 2 decenni di peregrinazioni musicali e comportamenti quasi mai all’altezza, ha deciso (com’era un tempo) di arrendersi ai suoi demoni e dichiarare persa non una battaglia ma l’intera guerra. In fondo, la sua ammirabile testardaggine gli ha regalato – dai tempi dell’implosione della line-up originale ad oggi – in ordine: una serie epica di meme sul suo evidente decadimento fisico e vocale, un solo album di inediti (“Chinese Democracy“) uscito più per inerzia (e bisogno) che per altro e – come nelle migliori tradizioni – una fila infinita di musicisti, collaboratori e produttori (puntualmente defenestrati) tutti validissimi ma mai in grado di lasciare il segno e fare il paio col suo enorme talento. A Slash, nel frattempo, è andata sì meglio ma non proprio di lusso: neanche il tempo di elaborare il lutto dell’uscita dai suoi Guns N’ Roses che, messi da parte gli onestissimi ‘Snakepit’, eccolo di nuovo a litigare, sbraitare, lottare per una sobrietà mai scontata stavolta per ‘colpa’ di Scott Weiland nei Velvet Revolver, dove assieme ad altri due ‘ex’ illustri quali Duff McKagan (sarà forse anche lui della partita assieme al ‘rosso’) e Matt Sorum ha indossato le vesti del contabile più che del rocker. Quindi la carriera solista ed il consolidamento del sodalizio artistico e umano con Myles Kennedy, ‘ugola d’oro’ già frontman degli Alter Bridge.

Ed è stato così, per un gioco di magica sinergia e per beffa di un destino bastardo quanto prevedibile, che mentre le certezze di Rose e la sua improbabile mission musicale andavano a farsi benedire, pure il chitarrista riccioluto più famoso del mondo alla fine della fiera (e specie nelle setlist dal vivo) realizzava di essersi sì allontanato ma mai più di tanto. Axl Rose e Slash si sono odiati e separati ma rimanendo l’uno nel mirino dell’altro, picchiandosi senza sferrare mai il colpo del ko e sperando intimamente in un fallimento comune tale da giustificare un ricongiungimento che rischia di sfociare nella più classica delle toppe che poi gira che ti rigira sono ‘peggio del buco’. Chiunque abbia a cuore le sorti di questo gruppo la metà di quello che importa a me sa di cosa sto parlando: i numeri e le voci (attendibili) che circolano danno la dimensione di una reunion che potrebbe ‘costare’ agli organizzatori dai 3 agli 8 milioni di dollari ‘a concerto’, seconda forse solo a quella (unica) dei Led Zeppelin, che pure erano consapevoli dell’estemporaneità del loro gesto.

Poche band come i Guns N’ Roses sono riuscite nella storia della musica rock a lasciare un’impronta così profonda producendo neanche 4 album in 28 anni di ‘vita’, e poco importa se leggendo quest’articolo starete pensando che a partire dalla metà degli anni ’70 sarebbe cosa buona e giusta tracciare una linea bella grossa. I Guns N’ Roses sono stati il gruppo con cui ho consumato per la prima volta il mio amore per la materia, una materia un po’ pazza e indefinibile: e con tutti i dubbi e le perplessità del caso non penso ad altro ormai da giorni. Come quando avevo 16 anni. Mi bastano in tal senso le parole di Ozzy Osbourne, che commentando il testo (da lui scritto) del brano “Crucify The Dead” disse: “Lo scioglimento dei Guns N’ Roses è stata la più grande tragedia degli ultimi 20 anni. Ho chiesto più volte a Slash ‘ma vi rendete conto di cosa avete combinato?’: potevate essere i prossimi Rolling Stones”. Chi vivrà, vedrà: intanto, domani sera, guardando il Jimmy Kimmel Live potreste avere una bella (o brutta) sorpresa in tal senso. Io aspetterò sveglio.