Forza Italia sotto la fatidica soglia del 10%. Quello che fino a qualche anno fa era assolutamente impensabile ora è realtà, almeno stando ai sondaggi della Lorien Consulting resi noti il 31 dicembre scorso. Il partito di Berlusconi al 9% su scala nazionale, con la Lega di Salvini al 16%. Un quadro sconfortante per il Cavaliere, che – stando a quanto riportato da Repubblica – avrebbe pensato a una mossa clamorosa pur di evitare la debacle alle prossime amministrative: togliere il simbolo del partito e candidare i suoi solo con le liste civiche o, in alternativa, nelle liste nominali a supporto dei vari candidati sindaci. Così facendo, è il ragionamento di Berlusconi, a Roma, Milano, Torino, Bologna e Napoli la sua Forza Italia non potrà esser protagonista del tracollo annunciato e dalle conseguenze terribili per il presente e il futuro del movimento. Con numeri simili, del resto, alle politiche del 2018 Salvini avrebbe gioco facile a candidarsi come padre-padrone di tutto il centrodestra. E questo Berlusconi non vuole accettarlo: rapporto paritario sì, sottomissione politica no. E, in tal senso, a poco servono i sondaggi che danno Forza Italia in crescita a Milano qualora venisse candidato il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti: con lui gli azzurri potrebbero sfiorare il 16%, comunque a distanza siderale da Giuseppe Sala, avanti con 20 punti di distacco dal giornalista. Difficilissima, come se non bastasse, la situazione a Roma, dove Forza Italia sarebbe relegata sotto al 10% qualora preferisse non presentarsi in proprio per appoggiare la candidatura di Giorgia Meloni.

In una situazione di tale portata, poi, non manca l’insofferenza di Salvini. Che questi numeri li conosce e non esclude di fare tranquillamente a meno dell’alleanza con Berlusconi pur di non sottostare ai giochetti politici degli azzurri. Quadro drammatico chiama mossa clamorosa, insomma. Renato Brunetta, però, non crede all’ipotesi del ritiro del simbolo di Forza Italia alle amministrative 2016: “Non esiste una cosa del genere” assicura il capogruppo azzurro alla Camera, convinto che “quello che certa stampa scrive è esattamente il contrario di quello che è nell’interesse di Fi. Questa ipotesi – ripete l’ex ministro– non esiste, soprattutto nei grandi capoluoghi, come Milano e Roma”. Se Brunetta gioca in difesa, c’è chi all’interno del partito prova addirittura il contrattacco: “Il nostro obiettivo è chiaro e dichiarato: riportare FI sopra il 20 %. Livello minimo di un partito popolare e carismatico. Ce la possiamo fare e ce la dobbiamo fare” dice il senatore Francesco Giro, che annuncia “fra le cose da fare un video su Berlusconi e il suo credo politico. Una testimonianza sorprendente che dimostra la sua straordinaria lungimiranza politica che solo i veri leader posseggono”. Un contropiede, quello tentato da Giro, con retrogusto sin troppo ardito. Specie a leggere i sondaggi che mortificano il Cavaliere e ciò che rimane del suo partito.