Ambiente, amministrazione efficiente, accoglienza, abitazione e cultura. Non c’è ancora una data per le primarie del centrosinistra per il sindaco di Milano ma Giuseppe Sala è già in campagna elettorale e ha iniziato a illustrare il suo programma. L’ormai ex commissario unico per l’Expo secondo i sondaggi di dicembre è avanti rispetto agli altri candidati, ma soprattutto gode della fiducia del presidente del Consiglio, Matteo Renzi. “Io non sono il suo candidato, ma mi stima, ha visto che ho lavorato bene, e la stima è ricambiata – ha detto a L’intervista di Maria Latella su Sky Tg24 – Proverei a chiedere a Letta, Prodi e Bersani cosa pensano di me. Credo che pensino che io sono uno che lavora per la collettività”.

Sala ha poi indicato la strada per risolvere uno dei problemi più attuali della città lo smog: “A Milano sullo smog in questo periodo è stato fatto quel che andava fatto. Se fossi sindaco? Continuerei a puntare sul rafforzamento del trasporto pubblico, sulle metropolitane, allungando la linea fino a Monza. Mentre non sono al momento d’accordo su un allargamento dell’area C“. Poche le polemiche quindi con l’attuale amministrazione guidata da Giuliano Pisapia su cui però ha scherzato: “Dice che per fare il sindaco di Milano ci vogliono le palle? Beh io parto bene”.

Per  il momento Sala non ha voluto quindi definire la sua candidatura in rottura con Pisapia nonostante la linea di continuità con l’amministrazione arancione sembra essere rappresentata da Francesca Balzani, attuale vicesindaco e assessore al Bilancio del comune di Milano, nonché candidata per la successione a Pisapia. Una delle critiche che più volte gli è stata imputata dai sostenitori della Balzani, è quella di non essere abbastanza di sinistra: “Io ho creato tanti posti di lavoro, una cosa sicuramente di sinistra. Io sono di una sinistra progressista. Ma l’esame del sangue non me lo faccio fare più, valuterà la gente sulla base dei programmi e delle cose da fare”.

Un altro argomento su cui punta molto Sala è l’onesta: “Io sono un incorruttibile. Ho maneggiato miliardi quando ero direttore generale di Telecom e non ho mai tirato su neanche una penna”. L’ex commissario Expo ha infine concluso su un tema di respiro nazionale, i diritti civili: “Se voterei le unioni gay? Senz’altro sì, non so se questo è un tratto comune con i 5 Stelle, ma sì le voterei. Non so quanto posso avere in comune con i 5 Stelle ma in Expo li ho avuti come interlocutori molto attenti, erano giovani e preparati”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Riforme, la Costituzione secondo Renzi: premierato assoluto e negazione della rappresentanza

prev
Articolo Successivo

Forza Italia a picco nei sondaggi. Via simbolo e solo liste civiche alle amministrative? Brunetta: “Non esiste”

next