Quello che se ne è andato non è stato certo esaltante. Contrassegnato da una crisi economica e da una stagnazione persistenti. Dalla disoccupazione galoppante. Con la paura sociale che imperversa anche nei gradini alti della scala e la disaffezione politica e la sfiducia che dilagano in ogni ceto e classe d’età.

Dall’anno nuovo vorremmo una svolta. Vera. Effettiva. Autentica. E non quella parolaia tante volte esibita dal presidente del Consiglio Matteo Renzi con grande spreco di aggettivi e di se stesso. Non è con gli annunci che si creano le condizioni per una ripartenza del Paese. Ripartenza economica. Morale. Di valori prima che di scarni dati sulla congiuntura.

Ci vogliono misure meditate e lungimiranti per questo. In grado di incidere efficacemente sul tessuto produttivo e quello sociale. Per ridare fiducia all’Italia. Premiando il merito, anzitutto. Con un messaggio chiaro, soprattutto ai giovani. E provvedimenti in grado di mostrare ogni giorno ai cittadini che la giustizia non è parola vuota. Da quella dei tribunali, sempre meno capaci di dare risposte celeri con sentenze scritte in tempi ragionevoli. All’altra, per esempio governata dall’amministrazione finanziaria. Con le tasse pagate solo dalla metà degli italiani, mentre l’altra se la gode ridendo alle spalle degli onesti.

Ecco, su una cosa sfidiamo il presidente del Consiglio per il prossimo anno. Una sola cosa, ammesso che sia in grado di reggere la sfida: quella della giustizia fiscale. Ricordandogli che il patto sociale di cittadinanza si regge soprattutto sull’impegno di tutti a versare il dovuto per mantenere in vita e onorare l’esistenza di quello stesso patto.

Caro presidente Renzi, facciamo che ci rivediamo fra un anno. Ammesso che lei ci sia ancora dipendendo la sua permanenza sulla Grande Scena dal successo del referendum sulla scombinata riforma costituzionale alla quale ha legato il suo nome (e destino) insieme a quello della ministra Boschi.

Rivediamoci tra un anno. Per vedere, dopo aver sproloquiato a destra e a manca contro tutto quello che una volta di brutto diceva c’era da rottamare (e che ancora è lì, purtroppo, integro e intonso), se dopo tanti vacui proclami davvero è riuscito a mettere in campo una misura, dico una, davvero utile ed efficace per abbattere la vergognosa evasione fiscale che rende questo paese indegno di essere definito civile.

Ecco, appuntamento tra un anno. Con la speranza che Lei, presidente Renzi, riesca a fare una cosa veramente in grado di cambiare verso alla storia amara di questo Paese.

Con tanti auguri all’Italia, naturalmente. E agli italiani gufi che, nonostante tutto, mai si arrendono.