milano_675

La premessa, doverosa, è questa: ma noi che facciamo per ridurre l’inquinamento dell’aria? In attesa che la politica nazionale di questo trasandato Paese si decida a far le cose per bene, e sul serio. Che adotti cioè un’efficace strategia complessiva, strutturale, di riduzione delle emissioni attraverso un piano pluriennale di investimenti e scelte anche controcorrente, finalizzata ad uscire dal sistema onnivoro che ci distrugge distruggendo il Pianeta.

Quali sono le nostre azioni quotidiane che ci permettano di avere non solo la coscienza pulita, ma anche la credibilità per protestare, alzare la voce, pretendere giustamente che istituzioni e governanti facciano finalmente la propria parte?

Io penso che sia tutto qui, il senso di un cambiamento radicale e possibile. Altrimenti non se ne esce. Perché non basta starnazzare al bar o sulle bacheche social di qualche profilo istituzionale che tutto va a rotoli, e che la nostra salute è a rischio. Accontentarsi di puntare il dito e cavarsela con l’italico ritornello che molti canticchiamo ogni giorno del “tanto fa tutto schifo”. Perché dentro quel tutto, eventualmente, ci saremmo anche noi.

Dicono gli esperti che il grosso delle polveri sottili è alimentato da caldaie e auto. Consumi domestici e mobilità privata, insomma. E allora mi chiedo, e chiedo a te che mi stai leggendo: quanto consumi in casa per illuminare e riscaldare/raffrescare il tuo stile di vita? Quanto, di quel consumo, sarebbe riducibile tagliando sprechi, inefficienze ed usi impropri? Quante volte potresti rinunciare all’auto senza che nessun sindaco sceriffo debba importelo con un’ordinanza?

Non sono un ingenuo. Ed è evidente che non bastano le scelte individuali per cambiare un sistema che fonda la sua esistenza (e dissolutezza) in un modello di sviluppo fallito. Serve, per l’appunto, che la politica faccia la sua parte. A tutti i livelli istituzionali, possibilmente remando nella stessa direzione: meno cemento e autostrade, più trasporto pubblico ed efficienza energetica negli edifici pubblici e privati. Autoproduzione di energia per industria e agricoltura.

Ma nel frattempo che facciamo? Per protestare suoniamo il clacson mentre siamo in coda per il centro commerciale? E’ tutta qui la nostra coerenza? Il nostro coraggio?

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Brescia, nei terreni inquinati dalla Caffaro 500 kg di diossine. Quasi 20 volte di più che a Seveso

next
Articolo Successivo

Emergenza smog, “il pm10 non spiega tutto. Il blocco del traffico fa abbattere il black carbon”

next