Amnesty International accusa la Russia di avere causato la morte di “almeno 200 civili in Siriadalla fine di settembre, quando sono cominciati raid aerei russi. È l’allarme lanciato dall’organizzazione che in un rapporto afferma che Mosca procede con “evidenti violazioni del diritto internazionale”. Nello studio pubblicato oggi si fa riferimento in particolare a sei attacchi avvenuti nelle province di Homs, Idlib e Aleppo, area dove l’aviazione russa ha concentrato i suoi principali raid.

“Alcuni attacchi aerei russi – afferma Philip Luther, direttore di Amnesty per il Medioriente e l’Africa del Nord – sembrano aver preso direttamente di mira i civili, colpendo aree residenziali dove non vi erano evidenti obiettivi militari, e anche strutture mediche. Tali attacchi possono costituire crimini di guerra”. L’ong porta ad esempio una delle più sanguinose azioni di Mosca: tre missili lanciati contro un affollato mercato nel centro di Idlib, che ha provocato la morte di 49 civili. “La Russia deve finire gli attacchi indiscriminati e illegali. Deve smettere del tutto di utilizzare bombe a grappolo (vietate a livello internazionale, ndr) e di lanciare bombe in aree civili senza obiettivi terroristi”, ha detto Luther. Si tratta di armi di per sé indiscriminate che non devono mai essere usate in alcuna circostanza. Ciascuna di esse sprigiona piccoli ordigni che si propagano su un’area estesa come un campo di calcio. Molti di essi non esplodono all’impatto e si trasformano in una minaccia per le popolazioni negli anni successivi.

Il rapporto stilato dall’ong è basato su “ricerche a distanza”, in pratica colloqui telefonici e via internet con testimoni ed attivisti in diverse aree del Paese devastato da oltre quattro anni di guerra. Per Amnesty le autorità russe hanno mentito per coprire i danni ai civili causati da un raid contro una moschea e contro un ospedale.

Ascolta l’intervento di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia