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Oltre a scrivere, ascoltare Vasco, e fare mille altre cose, lavoro da ormai dieci anni, in uno dei punti vendita più grossi di quel settore della grande distribuzione che, fuoriuscendo da Confcommercio, ha chiesto ai sindacati, di aprire una trattativa a sé per definire un proprio contratto nazionale. Trattativa durata ben ventidue mesi.

Oltre a scrivere, ascoltare Vasco, fare la commessa, e molto altro, sono anche delegata sindacale della Filcams Cgil e quindi mi trovo a scontrarmi ogni giorno con quelle mancanze aziendali, che ormai sono diventate la prassi e che già di fatto vanno a smontare e a indebolire quello che è ancora il nostro contratto nazionale in atto, ma ormai in scadenza. E a questo punto, agonizzante.

Fuori è ancora buio, ho ancora negli occhi truccati da ieri sera e tra due ore inizia la mia corsa contro il tempo; anzi, la mia corsa è già iniziata e devo farla breve. Ad ottobre le trattative con Federdistribuzione, Confesercenti e la distribuzione cooperativa, si sono interrotte per mancanza di un accordo che fosse al limite della decenza, e quindi arriviamo alla mobilitazione generale del 7 novembre, avendo in calendario anche quella del 19 dicembre, nel caso non si fosse riaperta una trattativa. Due sabati importanti, di cui l’ultimo a due passi dal Natale. Nonostante lo sciopero del 7 novembre sia stato riuscitissimo e abbia visto una partecipazione che in alcuni punti vendita è stata storica con un #FUORITUTTI realizzato, nulla è accaduto sul fronte romano, e lo sciopero del 19 dicembre è stato purtroppo riconfermato unitariamente dai tre sindacati, che in questa occasione ritroviamo uniti e compatti.

Questa volta si va a Milano, si organizzano i pullman e si partirà la mattina presto. Ma non mi basta. E vorrei che il settore commercio, mosso da quei famosi e sempre auspicati consumi, possa fare questa volta davvero rumore. Perché anche noi (e parlo ora nello specifico dei lavoratori che operano nelle aziende appartenenti a Federdistribuzione), a cui si vuole congelare il salario (rifiutando di fatto l’aumento accordato con Confcommercio dei famosi, forse solo per noi, 85 euro lordi in tre anni per il quarto livello), e congelare gli scatti di anzianità; noi che ci vediamo proposti interventi sui permessi, e l’eliminazione dell’incidenza del Tfr sulla tredicesima e quattordicesima mensilità per arrivare a un temporaneo abbattimento dei costi del lavoro. Anche noi, come tutti, siamo a nostra volta consumatori.

Purtroppo questo settore dà meno fastidio di altri quando vuole urlare la sua sofferenza, rispetto all’industria ad esempio, e nel mio piccolo voglio fare la mia parte. E voglio usare il mio megafono, che urla dal “basso”. Chiedo così ai miei referenti di categoria, di poter intervistare Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale Filcams Cgil Nazionale, che accetta subito, e risponde alle mie domande per quarantacinque minuti, in modo chiaro e dettagliato. Impossibile per me da sbobinare ora, nemmeno in parte. Ho poco tempo. Sono una lavoratrice dipendente. Un limite per fare ciò che mi appassiona, e una fortuna per poter vivere dignitosamente … almeno per ora.

Per questo, la mia intervista alla Gabrielli, ha un valore che va al di là dell’informazione nel dettaglio. Ma i dettagli in questo caso sono importanti, e nell’attesa di sbobinarla e darvi maggiori informazioni su ciò che accadrà sabato mattina a Milano, e soprattutto sul perché (nonostante i punti focali della protesta io li abbia toccati sopra), vi chiedo intanto di non lasciarci soli in quella piazza. A prescindere dal vostro orientamento politico, o dalla vostra necessità comprensibile, ma non vitale, di fare i “dovuti” acquisti natalizi durante la giornata di sabato. Ma non vorrei traumatizzare qualcuno. È una battuta, vi prego di credermi, accompagnata davvero da un sorriso (nonostante l’amarezza di ciò che stiamo rischiando), perché capiamo il disagio che comunque rechiamo ai nostri clienti.

Ma non si sciopera per la gloria e i lavoratori soffriranno a livello economico queste due giornate di sciopero, che sarebbero state evitate se non fossero state reputate necessarie. In attesa comunque della “nuda e cruda” intervista che comunque dovrò tagliuzzare, e che mi terrà sveglia per un’altra mezza nottata, vi voglio ringraziare. Per il momento, solo perché mi avete letto fino al punto che metterò adesso, ma che non chiuderà il discorso aperto.

(Qui l’intervista a Maria Grazia Gabrielli pubblicata il 18 dicembre 2015)