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La cronaca politica degli ultimi giorni, in una sardonica perversione dello spirito natalizio, ci ha recato in dono scene colme di grottesco squallore, di cui si sono resi inverecondi attori gli esponenti della destra più sgangherata d’Europa. Ingenera un effetto comico irresistibile, superiore a qualsiasi gas esilarante, vedere agitare da razzisti e xenofobi come bandiera dei loro “valori”…il presepe. Ovvero, la scena in cui la famiglia di profughi mediorientali più celebre della Storia Sacra accoglie l’Incarnazione del Figlio di Dio, venuto a predicare il Verbo del perdono e dell’eguaglianza.

Ancora più grottesco che tale simbolo venga opposto ad altre culture e religioni, in nome della supposta superiorità occidentale rispetto a l’Islam (deformato), creando un cortocircuito illogico degno di Groucho Marx: “Noi non vi accogliamo perché non condividete la nostra cultura, che è superiore in quanto è quella dell’accoglienza”. Questo video mostra chiaramente la conoscenza dei “nostri” valori e la distanza siderale tra i testi sacri delle religioni abramitiche nel nostro Paese.

Il riso rischia di scatenare la diuresi acuta quando i vari Salvini (quello dei riti con l’ampolla del dio Po), Meloni (quella che viene dalle celtiche e i paradisi degli eroi druidi) e Gelmini (il Ministro dell’Istruzione più ignorante di sempre) allargano il discorso ai valori occidentali in toto, alla cultura classica. Ora, non pretendiamo che i rappresentanti dei “moderati” (oltre ogni parodia) conoscano Simone Weil e il suo cruciale saggio su La Grecia e le intuizioni precristiane, ma è sufficiente essere stati scolari non troppo distratti in prima media per sapere che nella cultura greca classica l’ospite era trattato alla stregua di un dio. Anche il profugo, anche il mendicante.

Secondo l’intuizione di Giuseppe Pontiggia, i classici sono i Contemporanei del futuro, definizione che ricorda la celebre frase di Charles Péguy: “Omero è nuovo stamattina e niente è forse così vecchio come il giornale di oggi”. La conoscenza dei classici, nella loro perenne attualità, è la chiave per comprendere il presente.

S’impone, dunque, un’unica urgente alternativa all’onda strisciante di razzismo: formare le nuove generazioni allo studio di essi, e alla lettura, all’amore della conoscenza in genere. Durante l’ultima edizione di Più Libri, Più Liberi (Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria), abbiamo incontrato due lampi di cultura che ci hanno riempito il cuore di speranza: un’autrice e un’associazione di promozione sociale.

L’autrice è Rita Petruccioli, elegante illustratrice, da anni impegnata nel raccontare giocosamente i classici alle nuove generazioni. Segnaliamo le sue due ultime opere, in perfetta linea col nostro discorso: le illustrazioni per l’Eneide, raccontata da Carola Susani (la Nuovafrontiera junior) e quelle per CHRISTINE e la città delle dame di Silvia Ballestra (Laterza), ovvero la storia, straordinaria e poco conosciuta, di Christine de Pizan (1365-1430), la prima scrittrice europea di professione.

Due felici esempi di divulgazione, in grado di restituire fedelmente, rendendole più accessibili al pubblico infantile, le storie originali. L’associazione no-profit, invece, è Lottavolegge, che con l’iniziativa Libri a Spasso ha meritato il primo premio de Il Maggio dei Libri 2015 del Centro per il Libro e la Lettura per aver portato “a spasso” libri per bambini – e con loro il piacere della lettura ad alta voce – su una vecchia carrozzina degli anni ’60 in un municipio romano tristemente sprovvisto di una biblioteca per bambini. Dalla carrozzina alla carrozza: nella loro ultima iniziativa di lettura itinerante, Tutti in carrozza…si legge!, i vecchi tram del Polo Museale dell’Atac che portavano i romani alle gite fuori porta si sono invece tramutati in suggestive sala di lettura per viaggiare, da fermi, con l’immaginazione e la fantasia  attraverso le pagine di meravigliosi albi illustrati. Così si combatte l’odio, figlio dell’ignoranza: con l’amore per la conoscenza.

Del resto, come ci disse una volta il Premio Andersen Jutta Bauer, il seme della bellezza è già nei bambini, essa va solo risvegliata e nutrita in loro.
Sia lode a chi lo fa, nei libri e sul campo. È anche grazie a loro se un giorno avremo un mondo migliore.