Il gup Andrea Ghinetti ha assolto Paolo Ligresti, figlio dell’ex patron di Fondiaria Sai Salvatore, dalle accuse di aggiotaggio e falso in bilancio per presunti illeciti nella gestione del gruppo assicurativo, perché “il fatto non sussiste”. Nel processo con rito abbreviato Ligresti, che si era costituito lo scorso giugno dopo due anni di latitanza in Svizzera, ha anche ottenuto la revoca degli arresti domiciliari. Le motivazioni saranno rese note tra 90 giorni.

Oltre al figlio dell’ingegnere di Paternò, che sedeva nel consiglio di amministrazione di Fonsai, il giudice ha assolto anche la società (imputata per la legge 231) e i suoi ex manager Pier Giorgio Bedogni, ex dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili, e Fulvio Gismondi, all’epoca attuario della compagnia assicurativa che si è poi fusa con Unipol.

A chiedere l’assoluzione per Paolo Ligresti e gli altri imputati il non luogo a procedere per la compagnia è stato lo scorso luglio l’allora pm Luigi Orsi, ora procuratore generale in Cassazione. Con la sentenza di oggi si è chiuso il filone milanese dell’inchiesta Fonsai. La Procura torinese nel luglio del 2013 aveva indagato la famiglia Ligresti, e una parte del fascicolo era stato trasferito a Milano il 18 marzo 2014, quando il gup del capoluogo piemontese aveva disposto la trasmissione degli atti accogliendo un’eccezione di incompetenza territoriale avanzata della difesa.

Bisognerà attendere 90 giorni per le motivazioni. Il giudice potrebbe aver aderito alla tesi del pm Orsi che, in sostanza, smontando le imputazioni formulate dai magistrati di Torino aveva ritenuto che il ‘buco’ nella valutazione della ‘riserva sinistri’ nel bilancio 2010 di Fonsai potesse rientrare “all’interno della soglia di non procedibilità“. Per il pm, dunque, il bilancio non poteva considerarsi falsato e cadendo l’accusa di falso in bilancio veniva cancellata anche quella collegata di aggiotaggio.

“C’è enorme soddisfazione per l’epilogo di un procedimento articolato e complesso, che premia la scelta di sottoporsi al giudizio confidando nell’insussistenza dei fatti”, ha spiegato l’avvocato Davide Sangiorgio, legale di Paolo Ligresti, che era in aula anche oggi come nelle altre udienze. Per l’avvocato Ambra Giovene, difensore di Gismondi, la decisione del gup “è stata coraggiosa”. Il legale ha sottolineato anche che “in questi 26 mesi Gismondi ha dovuto lasciare tutti gli incarichi che aveva”.