Licia Pinelli e le figlie incontreranno il prefetto di Milano, Alessandro Marangoni, che l’11 dicembre ha telefonato alla vedova del ferroviere. Lo hanno detto le figlie di Pinelli, il ferroviere anarchico precipitato il 15 dicembre 1969 da una finestra della Questura, dov’era trattenuto per accertamenti relativi all’attentato di tre giorni prima. Il prefetto “ha chiesto un incontro che verrà fissato a breve e a cui parteciperemo tutte e tre, volentieri anche – hanno spiegato -. Noi siamo pronte ad ascoltare qualsiasi cosa arrivi”. Giunte in piazza Fontana con il corteo degli anarchici, dopo la conclusione della commemorazione ufficiale per il 46esimo anniversario della strage, le figlie di Giuseppe Pinelli, Claudia e Silvia, hanno raccontato così la chiamata ricevuta dalla madre Licia da parte del prefetto di Milano, Marangoni.

Una telefonata, spiegano, “assolutamente inaspettata”. A chi chiede loro che effetto ha fatto alla famiglia questa iniziativa, rispondono: “Molto positivo, qualsiasi cosa arrivi siamo pronte ad ascoltare”. Nessuna aspettativa particolare, invece, per quelli che saranno i contenuti dell’incontro. “Sentiremo che cosa vorrà dirci. Non ci aspettiamo niente perché sono passati 46 anni”, dicono, limitandosi a segnalare che “il contatto c’è stato realmente e quindi vedremo che cosa comporterà e se aprirà qualcosa”. La notizia corre di bocca in bocca nel doppio corteo del 12 dicembre, quello in piazza Fontana per commemorare la strage, presenti anche la leader della Cgil Camusso e il sindaco Pisapia, e quello cui hanno preso parte le figlie di Pinelli, Claudia e Silvia. A commentare l’improvviso e inatteso “disgelo” è stato proprio Giuliano Pisapia che nelle dichiarazioni ha voluto ricordare strage e morte di Pinelli insieme, nel giorno del ricordo. “Conosco la sensibilità del prefetto e la telefonata alla vedova Pinelli penso sia stata importante”, ha detto il sindaco.

Nel frattempo il 7 dicembre il circolo anarchico Ponte delle Ghisolfa, che conserva l’eredità storica e simbolica di Pinelli, ha scritto una lettera al sindaco per chiedergli di rendere quel ricordo effettivamente visibile. La lettera parte dai tentativi di rimozione dei predecessori (Pillitteri, De Corato) per arrivare all’oggi, con la richiesta di individuare uno spazio idoneo a ospitare il quadro di Enrico Baj “I funerali dell’anarchico Pinelli” che nel 2012 fu esposto ma da tre anni è confinato “in cantina”.  “Quell’opera – si legge – è parte fondamentale della memoria e della storia di questa città e come tale appartiene a tutti. La galleria che la detiene è disposta a donarla alla città affinchè possa essere esposta permanentemente in uno spazio adeguato. Benchè sollecitato più volte, anche con raccolte di firme, il comune non ha mai dato una risposta”.