gender-scuola
La vicenda del professore di San Donà di Piave, presentatosi agli studenti nei panni di una donna che ha inteso si chiami Cloe, scuote, inutile nasconderlo, perché tocca alcune delle corde più sensibili della nostra società e cambia la percezione, millenaria, del sesso come dato inamovibile dalla nascita. E’ evidente che, quando una società cambia, porta con sé un disorientamento generale, perché mette a nudo la debolezza di quelli che consideriamo i pilastri culturali. E la nostra società sta cambiando, ben più velocemente di qualunque altra società nella storia. Siamo di fronte all’irrompere di nuove forme culturali che passano da uno stato di semi-clandestinità, a voler pretendere, legittimamente, di divenire accettate nel comune sentire.
Un caso che può mettere in difficoltà ma che ha avuto il pregio, a mio avviso significativo, di aver “tolto il velo” alle ipocrisie mascherate da neo-puritanesimo, ha saputo evidenziare il solco che si è creato tra la peggiore conservazione in questo caso rappresentata dall’assessore regionale Donazzan e il nuovo mondo della tolleranza e della comprensione.
Chi è stato coinvolto più da vicino, giovane studente o insegnante, sembra essere stato il meno colpito da questa vicenda, il più sereno se leggiamo dichiarazioni rese, che hanno fatto quadrato attorno all’insegnante, sottolineando ciò che dovrebbe essere ovvio, ovvero che un docente va valutato in base alla propria conoscenza della materia e alla capacità di trasmetterla, non, quindi, in base alle scelte della sua vita privata.
Viceversa Donazzan ha preteso d’essere la  furia purificatrice entrata nella scuola per difendere i suoi “valori” che non comprendono la comprensione ma solo la censura, con in mente, un arcaico e ignorante  mondo Veneto che non esiste più e che ha visto con fastidio il suo intervento duro e conservativo.  I ragazzi non hanno più i tabù e i paraocchi che altri evidentemente mantengono saldamente ancorati al volto per impedire allo sguardo di vedere, non sapendo cogliere con empatia il segno dei nuovi tempi.
Si è voluto portare il tutto all’attenzione dei media, creando un caso quasi nazionale. L’assessore delle crociate contro i libri gender e a favore del revisionismo storico a beneficio della Rsi. ha già più volte dimostrato l’inadeguatezza al ruolo che ricopre; grata alle sue evidenziate origini fasciste, non si è voluta smentire neppure in questa occasione.
Mi chiedo a che cosa serva creare uno scandalo dove non c’è, ovvero dove c’è solo una vicenda fortemente privata che cerca l’accettazione nella società, complice anche una nomina a tempo indeterminato finalmente sopraggiunta grazie alla Buona Scuola. Certo, ciò comporta delle difficoltà di comprensione e accettazione per alcuni, ma questo continuo ululare alla luna, da parte di chi ha ruoli istituzionali, nel tentativo di creare nemici, chiudersi alla diversità che è invece il faticoso patrimonio civile portato avanti dalla società occidentale, è un ritorno che avrebbe odorato di caccia delle streghe. Di medioevo, di censura e in buona sostanza di una totale assenza di “misericordia” cui è dedicato L’Anno Santo che si è aperto oggi con il Giubileo.
Dunque un’aperta contraddizione quotidiana di quei sentimenti cristiani che si afferma a parole di voler portare avanti, dovendo invece assistere ad egoismo e chiusura verso gli altri tuttora imperanti.
Riflettere, ascoltare le ragioni degli altri, far rispettare le regole e accettare le diversità personali cercando di capire la profondità dei cambiamenti che stanno avvenendo, senza pretendere di giungere ad un giudizio, senza linee nette.   Se ci rifugiamo in un’idea arcaica di “ordine naturale” che non va sovvertito, ci ritroveremo in un mondo che non sapremo più né leggere né comprendere. Esiste una semplicità che è fatta di diversità, tanto vale ammetterlo proprio perché la misericordia è quel sentimento che ci spinge a vedere con nuovi occhi, liberi e profondi.