Dal primo gennaio i consumatori vedranno recapitarsi a casa bollette della luce ben diverse da quelle a cui erano abituati: sia nei numeri sia nella forma. Dopo due lunghissime e difficili consultazioni (una a febbraio e una a giugno), l’Autorità per l’Energia ha infatti varato la versione definitiva della riforma delle tariffe elettriche per i clienti domestici. Versione che non cambia di molto rispetto a quelle proposte precedentemente, duramente contestate dalle associazioni ambientaliste e dei consumatori. Che difatti sono sul piede di guerra e annunciano ricorso al Tar. “Il solito regalo alle lobby dei combustibili fossili”, dicono, proprio mentre “a Parigi i leader sono tutti chiamati a ridurre le emissioni e attuare politiche globali di efficienza e razionalità al consumo”.

I punti dolenti della riforma, che interessa 30 milioni di utenti elettrici domestici italiani, sono due: l’eliminazione della progressività (che ora permette a chi consuma meno di pagare in proporzione di meno) e lo spostamento degli oneri di rete e di sistema (che servono ad esempio a finanziare la promozione delle fonti rinnovabili e delle “assimilate”) dalla parte variabile della bolletta (l’importo da pagare sulla base dell’energia elettrica trasportata sulla rete per soddisfare la richiesta del cliente) a quella fissa (quella che non varia in base al consumo). Il tutto in un processo che inizierà il primo gennaio 2016 e terminerà il primo gennaio 2018.

Dunque, una volta che la riforma sarà a regime, la tariffa di rete e quella per gli oneri di sistema (oltre il 40% della bolletta) saranno uguali per tutti e non aumenteranno più in base ai consumi. Secondo l’Autorità, in questo modo ogni utente pagherà per i servizi che utilizza e la gradualità permetterà di evitare eccessivi effetti per chi oggi con bassi consumi paga un po’ meno: ora andrà a pagare l’esatto corrispettivo per il servizio che usa, non più agevolato, ma congruente con i costi.

Per chi invece deve consumare di più, come le famiglie numerose e chi abita in aree non metanizzate, nei calcoli dell’Aeegsi ci sarà invece una sostanziale riduzione del sovra-costo sopportato fino ad oggi. Con il superamento degli scaglioni a costi differenziati anche le bollette dovrebbero risultare semplificate.

Quanto alle famiglie bisognose, l’Autorità ha segnalato a governo e Parlamento l’opportunità di rafforzare stabilmente il bonus, sia in termini di intensità, portando lo sconto sulla bolletta dall’attuale 20% fino al 35% della spesa, sia con un ampliamento della platea di chi ne ha diritto.

Sempre secondo il Garante, la riforma dovrebbe anche dare un impulso all’uso di apparecchiature elettriche efficienti, come pompe di calore, auto elettriche o piastre a induzione, finora frenate dagli eccessivi costi di utilizzo per la progressività della tariffa: queste apparecchiature elettriche potranno infatti sostituire altre fonti energetiche molto meno rinnovabili come gas o gpl, portando ad un possibile ulteriore risparmio.

Gli obiettivi della riforma – si legge in una nota dell’Autorità – sono “sostenere la diffusione di consumi efficienti oggi penalizzati da costi eccessivi, semplificare e rendere più trasparente la bolletta, rendere quello che paghiamo più equo e realmente aderente ai costi dei servizi di rete”.

Argomentazioni però duramente contestate dal mondo ambientalista e dei consumatori, che da mesi conducono una battaglia contro l’eliminazione della progressività e lo spostamento degli oneri dalla componente variabile a quella fissa. Con questa riforma, dicono, aumentano le bollette per gli utenti, in particolare per le fasce deboli della popolazione, si incoraggia l’utilizzo di energia elettrica prelevata dalla rete, che è ancora prevalentemente prodotta da fonte non rinnovabile, e si disincentiva ogni forma di risparmio di energia elettrica e autoproduzione. Per questi motivi, ambientalisti e consumatori annunciano da subito ricorso al Tar del Lazio.

“L’Autorità distrugge così qualsiasi possibilità di risparmio e uso razionale dell’energia”, scrivono in una nota congiunta Adusbef, Codici Associazione Consumatori, Greenpeace, Italia Solare, Kyoto Club, Legambiente e Wwf. In più non ci sarà alcun beneficio per i consumatori, anzi. Secondo le associazioni la riforma costerà in media a ogni italiano circa 100 euro all’anno: “Pagheranno meno solo i grandi spreconi di energia, non importa se con nucleo familiare numeroso o meno, in quanto i costi saranno parametrati più alla potenza impegnata che all’energia consumata”.

Nei giorni scorsi le associazioni avevano presentato una proposta alternativa, la cosiddetta “Tariffa proporzionale”, che permette di stabilizzare la tariffa D1, ovvero la tariffa che prevede l’ottenimento di benefici sui costi di rete solo se si mette in atto un comportamento virtuoso. In questo modo, è la tesi, si incentiverebbe a non sprecare ma a usare con raziocinio l’energia.