E’ un vero e proprio processo a Renato Brunetta quello andato in scena alla Camera. Dove Elio Vito e buona parte dei deputati di Forza Italia hanno messo sotto accusa il capogruppo. Gestione autoritaria, troppe spese per il Mattinale, licenziamento di parte del personale: questi i principali capi d’accusa mossi nei confronti dell’ex ministro della Funzione pubblica. Il malcontento covava da tempo. Addirittura da inizio legislatura, quando la nomina di Brunetta è stata mal digerita da buona parte dei deputati azzurri. Poi, col passare dei mesi, le cose sono peggiorate.

Il motivo è sempre lo stesso: Brunetta fa e disfa a suo piacimento, ascolta poco e decide quasi sempre in totale autonomia. Poi ci si è messo anche il Mattinale, l’house organ del gruppo azzurro alla Camera che il capogruppo ha riaperto dopo la gestione di Paolo Bonaiuti a Palazzo Chigi, affidandone la realizzazione a Renato Farina. Il problema, però, è che, a sentire i malpancisti, il nuovo Mattinale rispecchia solo il Brunetta-pensiero, spesso piuttosto tranchant, molto falco e poco colomba. E questo non piace a tutti. “Basti dire che quando c’era ancora il patto del Nazareno, con Renzi e Berlusconi che viaggiavano d’amore e d’accordo, Brunetta scriveva come se Forza Italia fosse all’opposizione”, racconta un deputato azzurro.

Sotto accusa anche i fondi. Il Mattinale, come ha spiegato anche Brunetta durante l’assemblea, costa l’8 per cento del bilancio del gruppo, circa 230mila euro l’anno. Ma con l’uscita di una ventina di deputati, i fittiani e i verdiniani, le risorse sono diminuite e quindi è stato chiesto di fare economie. Una settimana fa un gruppo di deputati ha chiesto al capogruppo di tagliare i fondi per il Mattinale, qualcuno ha avanzato anche l’idea di chiuderlo, ma Brunetta li ha liquiditati in malo modo.

Da qui è partita l’offensiva di Elio Vito. Che, secondo alcune fonti, può contare su due terzi dei deputati. Vito, infatti, è molto prudente e non si sarebbe mai esposto senza una buona copertura. C’è chi dice che dietro di lui ci sia Berlusconi, il quale però nelle ultime ore ha rinnovato “stima e fiducia” a Brunetta. Probabile che l’ex Cavaliere, registrato il forte malcontento dei suoi alla Camera, abbia mandato avanti Vito per vedere l’effetto. “Non c’è nulla di personale contro Brunetta, ma dopo due anni e mezzo io chiedo di rimettere tutto ai voti: il capogruppo, i vice e pure la linea sui singoli provvedimenti”, ha detto Vito durante la riunione nella Sala intitolata a Lucio Colletti. “Quello che chiede Vito va contro lo Statuto del partito. E’ una cosa che non sta né in cielo né in terra. Fa specie che questa richiesta arrivi da uno che è stato capogruppo per tanti anni”, la risposta di Brunetta.

L’ex ministro poi ha cercato di venire incontro alle richieste, tendendo la mano ai ribelli. Durante una pausa, però, il capogruppo azzurro passeggiava visibilmente scosso e nervoso su e giù per il Transatlantico. Consapevole, forse, del fatto che, se si andasse davvero al voto, rischierebbe di essere sfiduciato dai deputati. Con Vito già pronto a prendere il suo posto. Nella seconda parte della riunione, però, gli animi sembrano un po’ essersi rasserenati. Nessuno ha chiesto esplicitamente la testa di Brunetta, ma l’atmosfera nel gruppo resta comunque tesa.

La bomba scoppiata a Montecitorio è un ulteriore segnale della crisi di un partito in continuo calo di consensi, che nemmeno l’impegno di Berlusconi, tornato a farsi vedere in pubblico, riesce a risollevare. Un certo malcontento, per esempio, si registra anche in Senato, ma qui la gestione di Paolo Romani al momento non viene messa in discussione. Il partito, infatti, sembra non avere più una linea. Forse anche a causa della crisi che sta vivendo il cosiddetto “cerchio magico” da quando Francesca Pascale se ne è allontanata: questo ha portato a un rimescolamento di carte che sta generando solo una gran confusione. Come dimostra la linea ondivaga tenuta dal partito berlusconiano sui candidati alle amministrative. Il caso Sallusti docet: si fa un nome per darlo in pasto ai sondaggisti salvo poi tirare il freno a mano.

Alla fine la riunione è finita con Brunetta che si salva, resta al suo posto, ma dovrà togliere le mani dal Mattinale, che torna sotto il controllo della presidenza del partito, ovvero di Berlusconi. Che deciderà il da farsi in un direttivo convocato per la prossima settimana. Insomma, la riunione finisce con un comunicato di tregua: Brunetta salva il suo posto ma dovrà togliere le mani dal Mattinale. Ma Vito se ne è andato assai contrariato, perché il voto su Brunetta è stato evitato.