Tre miliardi di euro, la liberalizzazione dei visti di ingresso per i cittadini turchi e un’accelerazione dei negoziati per l’adesione di Ankara all’Unione Europea. I lavori del vertice straordinario Ue-Turchia si sono conclusi con un’intesa sulla dichiarazione politica che riguarda il piano d’azione per il controllo dei flussi migratori. In cambio Ankara si impegna nella gestione dei profughi, che verrebbero bloccati in una stretta fascia di terra occupata militarmente al confine siriano, per impedirne la marcia verso l’Europa. Il vertice Ue-Turchia di Bruxelles conferma la strada imboccata nel summit del 15 ottobre scorso.

“Abbiamo concluso un summit fruttuoso”, ha detto il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, nel corso della conferenza stampa finale del vertice, confermando che l’Ue ha messo a disposizione tre miliardi di euro per la Turchia in cambio di una riduzione dell’affluso di rifugiati. “Non ci aspettiamo – ha però puntualizzato – che qualcuno controlli le nostre frontiere al posto nostro”.

La cifra è stata definita “iniziale“, lasciando intendere che potrebbero seguire altre somme, condizionate al “bisogno e natura del finanziamento” che “saranno riviste alla luce dello sviluppo della situazione”.  Nella bozza circolata nella giornata del vertice si legge che “entrambe le parti, come concordato e con effetto immediato, rafforzeranno la loro collaborazione sui migranti che non necessitano di protezione internazionale, evitando i viaggi in Turchia e Ue, assicurando l’applicazione dei piani di riamissione bilaterale stabiliti e rimandando velocemente i migranti che non necessitano di protezione internazionale nei loro Paesi di origine”. Secondo Ankara una parte dei fondi sarebbero utilizzati per creare un’area dove sarebbero confinati fino a cinque milioni di profughi. Il piano includerebbe sei campi principali per rifugiati, undici basi logistiche e diciassette punti di sicurezza.

Per quanto riguarda la provenienza dei fondi, mezzo miliardo arriverà dalla Commissione Ue e altri 2,5 miliardi dai Paesi membri. Secondo gli accordi successivi al vertice Ue-Africa di Malta del 12 novembre, l’Italia dovrebbe mettere 281 milioni di euro. Il calcolo tiene conto del Pil e di altri parametri. A fare la parte del leone sarebbe la Germania, con 534 milioni di euro. Seguirebbero poi il Regno Unito con 409 milioni, la Francia con 386 milioni e la Spagna con 191 milioni. Sul fronte dei richiedenti asilo l’Ue “fornirà assistenza umanitaria immediata e continua” in Turchia, insieme all’aumento del proprio sostegno finanziario complessivo.

L’accordo fra la Ue e la Turchia “è un passo importante nella direzione di rendere sempre più europea la questione dell’immigrazione”, ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, arrivando a Bruxelles. Il premier ha sottolineato che è “importante che la questione dell’immigrazione e dei rifugiati sia affrontata come abbiamo sempre sostenuto: con uno sguardo ampio da parte dell’Unione europea”. Dopo l’accordo con la Turchia bisognerà prendere “altre iniziative con il Libano e la Giordania”, ha dichiarato. Per quanto riguarda lo stanziamento degli aiuti, Renzi ha spiegato che “tutte le modalità legate al bilancio sono ancora da discutere. C’è un impegno delle istituzioni europee e c’è una proposta di considerare fuori dal Patto di Stabilità queste risorse. Vedremo, ma è abbastanza prematuro“. In ogni caso, ha aggiuinto, “su scelte di questo genere non si decide qui, ma decide il Parlamento italiano“.

“Naturalmente”, ha precisato Renzi, “teniamo molto alta l’asticella delle aspettative in termini di diritti umani. Nessuno di noi intende far finta di niente”. E a proposito di diritti, il Premier ha ricordato l’arresto del direttore e del caporedattore del Cumhuriyet: “Porto con me come tutti gli altri leader, la lettera ricevuta da due giornalisti turchi. Credo che il mio amico, il primo ministro Davutoglu, sappia perfettamente che questo rapporto con l’Ue tiene insieme anche la questione di un confronto e di un dialogo che non può venire meno a nessuna delle attese sulla questione dei diritti umani”, ha concluso.

Unione Europea e Turchia ribadiscono che “la lotta al terrorismo rimane una priorità” e in questo senso le parti si impegnano a colloqui ad alto livello “strutturati e più frequenti”, con un vertice da tenersi due volte l’anno.