Oggi celebriamo i natali di una figura imponente nella Storia del Pensiero, la cui testimonianza si è manifestata nell’Arte: William Blake (1757-1827). Poeta, pittore e incisore, Blake è stato uno dei più grandi filosofi dell’era moderna, se conferiamo al termine il valore etimologico di “amico/amante della Sapienza”, e non quello post-illuminista di philosophe (indagatore scientifico-razionale del reale). Un poeta da molti detto “oscuro”, in realtà creatore di versi così semplici e potenti da divenire Songs, e dunque spesso musicati (oltre al celebre inno Jerusalem, segnaliamo ad esempio il riuscito adattamento musicale realizzato da Victor Vertunni). La figura di Blake è stata, spesso, vittima di triti luoghi comuni scolastici (il poeta “romantico” anticipatore dei maudits francesi) o, peggio, di sensazionalistiche etichette assolutamente deformanti (il poeta “satanista”).

Newton-WilliamBlake

Si potrebbero scrivere (e molti sono già stati scritti) decine di libri sul significato simbolico delle sue immagini o sull’influenza della sua opera sulla letteratura successiva. In questa sede ci limiteremo a indicare alcuni spunti che il lettore interessato potrà liberamente approfondire. Come disse lo studioso Daniele Capuano, William Blake è “il più grande poeta gnostico dell’Occidente”. Anche in questo caso, ci riferiamo al termine Gnosi nel senso originario di “conoscenza superiore”.

La comprensione di Blake fu spesso limitata nella definizione di poeta “visionario”, incomprensibile, sull’orlo della follia. Eppure, le sue visioni inquietanti, a tratti grottesche, sospese tra luminose rivelazioni e scenari infernali, appaiono cristalline a chi ha il coraggio di uscire dagli steccati mentali del pensiero comune.

Una delle strofe più celebri del poeta inglese recita proprio: “Nel grido d’ogni uomo,/nel pianto di paura d’ogni bimbo,/in ogni voce, in ogni bando,/ sento le manette forgiate dalla mente” (da London, qui nella traduzione di Giuseppe Ungaretti).

Non tutti sanno che il celebre gruppo rock The Doors deve il suo nome al libro The Doors of Perception di Aldous Huxley, del 1954, in cui il geniale scrittore testimoniava le sue ricerche sugli stati di coscienza, attraverso l’utilizzo della mescalina. Forse, ancora meno sanno che il titolo deriva da un illuminante verso di Blake: “Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito”. Citazione tratta dal testo che forse più di tutti ha contribuito a creare l’equivoco satanista su Blake: Il Matrimonio tra Cielo e Inferno, specificamente la sezione Proverbi Infernali, la cui dirompente saggezza viene rivelata da un diavolo, a dispetto di un angelo maldestro (evidente provocazione nei confronti della repressione che la religione ufficiale ha da sempre imposto nei confronti dei ricercatori non dogmatici).

Leggiamo un breve estratto dal capitolo intitolato proprio La Voce del diavolo: “Tutte le Bibbie, codici sacri, sono state causa dei seguenti Errori : (…) Che l’Energia chiamata Male, procede solo dal Corpo; che la Ragione, chiamata Bene, procede solo dall’Anima (…) Che Dio in Eterno torturerà l’Uomo avendo egli seguito le proprie Energie. Ma i seguenti Contrari a tali Errori sono Verità: (…) “Solo l’Energia è vita, e procede dal Corpo; la Ragione non è che il confine o il cerchio esterno dell’Energia”, per poi concludere “L’Energia è l’Eterno Piacere”. Fu facile gioco per un pericoloso cialtrone come Crowley (noto satanista inglese, divenuto “santino” ribelle per molto rock, da Bowie ai Led Zeppelin) sfruttare il senso letterale delle parole di Blake per dichiararsi suo erede.

Al contrario, se rileggiamo quell’opera senza paraocchi ideologici, appare evidente l’anticipazione di temi cruciali per il pensiero successivo, come la Volontà di Potenza nietzscheana o il concetto di Ombra junghiana. Quella che Baudelaire chiamò “la coscienza del Male” non è certo il marchio dei satanisti, altrimenti andrebbero così definiti tutti i mistici e gli artisti che hanno affrontato il problema morale, da Dante a Dostoevskij, da Mahavira a Michelangelo. Al contrario, dunque, William Blake, avendo schiuso nella poesia e nell’arte occidentale le porte di una conoscenza iniziatica, ci appare una figura “angelica”, ancora una volta nel senso etimologico di “messaggero”, portatore di sapienza superiore come Hermes/Mercurio nella tradizione alchemica.

In breve, Blake è il santo protettore dei ricercatori della Verità.