Una carriera folgorante, un curriculum sterminato composto da decine di consulenze pubbliche e private, parcelle a sei zeri e inossidabili amicizie bipartisan. Titolare del ricco profilo è il professor Giovanni Pitruzzella, docente di diritto costituzionale e avvocato di grido nella Palermo che conta, dal 2011 presidente dell’Antitrust e adesso in lizza per una poltrona da giudice della Corte costituzionale. Le cronache parlamentari raccontano che a candidarlo per un posto alla Consulta è stato il gruppo di Scelta Civica. Una casacca che indubbiamente starà stretta al professore palermitano, uomo di robusta e trasversalissima carriera. Tra le tante doti vantate da Pitruzzella, infatti, una in particolare ha costellato la sua intera vita, professionale e privata: la capacità di essere sempre equivicino a tutti, politici di destra e sinistra, potenti di ogni risma e colore. Dall’ex governatore della Sicilia Totò Cuffaro, con il quale firmò un libello a quattro mani, a Gaetano Quagliarello, suo sodale nella fondazione Magna Charta, da Renato Schifani, che lo indicò al vertice dell’authority, fino all’ex pm Antonio Ingroia, compagno di studi e suo cliente in alcune occasioni. L’elenco dei rapporti intrattenuti da Pitruzzella è insomma sterminato. Lungo quasi quanto un altro infinito catalogo: quello degli incarichi collezionati dallo stesso Pitruzzella nella sua ricca carriera di professionista.

Il collezionista d’incarichi d’oro – Prima di arrivare sulla poltrona più alta dell’Autorità garante della concorrenza, prima di essere nominato nella commissione dei cosiddetti saggi per le riforme economiche di Giorgio Napolitano, prima di ambire a un posto da giudice costituzionale, Pitruzzella era infatti noto come vero e proprio recordman degli incarichi: dai governi romani a quelli siciliani, dalle amministrazioni comunali alle società partecipate della Regione, per anni tutti o quasi gli enti del Paese facevano la fila per assicurarsi i servigi dello stimatissimo docente. Nato a Palermo 56 anni fa, famiglia d’ispirazione socialista, laurea in giurisprudenza a 23 anni con lode e menzione, Pitruzzella diventa subito ricercatore al dipartimento di diritto costituzionale, lo stesso dove fino al 1983 insegnava diritto parlamentare Sergio Mattarella, prima di entrare in aspettativa per motivi elettorali. Nello stesso periodo, ad appena 27 anni Pitruzzella vince, invece, una cattedra da associato all’università di Cagliari. Per poi tornare a Palermo nel 1994, come ordinario di Costituzionale, al posto del compianto Antonio Romano. Al diritto costituzionale Pitruzzella dedicherà un manuale di successo, scritto insieme al collega Roberto Bin. Di tenore diverso, invece, la pubblicazione data alle stampe nel 2003, intitolata “Il coraggio della politica”, firmata insieme a Cuffaro. È lo stesso anno in cui l’ex governatore propone a Pitruzzella di candidarsi presidente della provincia di Palermo con l’Udc: proposta rifiutata dopo qualche tentennamento.

Quello che lega l’aspirante giureconsulto all’ex governatore poi condannato per favoreggiamento a Cosa nostra è comunque un legame solido: appena Totò Vasa Vasa mette piede a Palazzo d’Orleans nomina subito Maria Antonia Geraci, moglie del costituzionalista, dirigente capo del suo cerimoniale. La moglie del superconsulente aveva già accettato nel 1994 la nomina ad assessore da Francesco Musotto, ex socialista eletto presidente della provincia di Palermo da Forza Italia, dimettendosi provvidenzialmente poco prima dell’arresto di quest’ultimo per concorso esterno a Cosa nostra, accusa poi sanata con l’assoluzione. Ovviamente Cuffaro non rinuncia ad avvalersi della consulenza del costituzionalista, che aveva iniziato a collaborare con palazzo d’Orleans sin dai tempi del presidente Dc Giuseppe Campione: esperienza poi reiterata con il Ds Angelo Capodicasa, e traghettata quindi con i governi di Totò Vasa Vasa, di Raffaele Lombardo e di una serie di sindaci e ministri di ogni colore politico.

Il superconsulente che piace a tutti – In mezzo c’è l’attività professionale: dall’Ast, all’Api, all’Erg, fino alle società colabrodo che gestiscono il fallimentare sistema idrico siciliano. Incarichi tutti gestiti dallo studio legale Pitruzzella – dopo la nomina all’Antitrust del suo fondatore è diventato studio Comandé – dove per anni ha lavorato anche l’avvocato Maria Beatrice Miceli, sorella di Domenico, il medico fedelissimo di Cuffaro, condannato a sei anni e mezzo per concorso esterno a Cosa nostra, l’uomo che faceva da trait d’union tra la politica e il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. E’ grazie ai tanti incarichi ottenuti dal suo studio legale che nel 2005 Pitruzzella occupava il primo posto tra i contribuenti siciliani, con 1,7 milioni di euro di redditi dichiarati. “Uno che cumula tante consulenze è da solo una specie di mostra itinerante sui costi della politica”, sarà la lapidaria battuta di Antonio Di Pietro per salutare l’arrivo del docente palermitano a Roma.

Lo sbarco all’Antitrust benedetto (anche) dall’antimafia – Le parole del leader di Italia dei Valori sono però una goccia d’acqua nel deserto. Perché il 18 novembre del 2011, quando l’allora presidente del Senato Renato Schifani indica Pitruzzella al vertice dell’Autorità garante per la concorrenza, tutte – ma proprio tutte – le forze politiche si producono in scroscianti elogi. Quella nomina però non è immune dalle polemiche per almeno due motivi. Il primo è il rapporto con l’ex presidente del Senato, titolare di uno studio legale a Palermo che per anni si è avvalso della consulenza fissa (citata anche nella carta intestata) proprio del professionista suo concittadino. Il secondo è legato alle competenze su questioni di conflitti d’interesse vantate dal costituzionalista palermitano: quali sono? “Il comunicato che annuncia la nomina non ce lo dice, per una semplice ragione: esse non esistono”, scriveva netto sul Corriere della Sera Salvatore Bragantini. Il quotidiano di via Solferino aveva quindi dovuto riequilibrare il giudizio dedicando a Pitruzzella una doppia pagina di elogi.

E questa volta non erano i politici o i baroni universitari ad applaudire il superconsulente, ma al contrario tre dei più noti magistrati antimafia. “Lo conosco da molti anni, avendone stima come professionista serio e profondo conoscitore del diritto costituzionale e amministrativo”, diceva l’allora procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, poi candidato premier con poca fortuna. “È uno dei più eminenti costituzionalisti e amministrativisti italiani, apprezzato per le sue qualità oltre che professionali, di rigore e indipendenza, qualità che saprà certamente dimostrare alla prova dei fatti, basta aspettare”, spiegava Guido Lo Forte, procuratore di Messina, pubblica accusa del processo Andreotti. Più misurato il giudizio di Nico Gozzo, ex aggiunto a Caltanissetta: “Lo aspetteremo alla prova dei fatti, ma non è giusto essere prevenuti”. Nominato da un ex indagato per concorso esterno a Cosa nostra (Schifani), consulente e amico di un condannato in via definitiva per favoreggiamento aggravato (Cuffaro), per Pitruzzella garantiscono, insomma, anche alcuni dei principali interpreti della lotta alla mafia.

La presa di posizione sul conflitto d’interessi e il caso Tnt – Al vertice dell’Antitrust il costituzionalista si distingue con una serie di prese di posizione sulla corruzione (“una tassa occulta da estirpare con il corretto funzionamento concorrenziale del mercato”) e per il suo sostegno allo sviluppo della banda larga. Ma soprattutto per avere esposto al Parlamento la necessità di una nuova legge sul conflitto d’interessi, “sul modello anglosassone”: “La legge italiana – dirà – rinuncia a prevenire la situazione di conflitto di interessi e lo affronta solo quando sorge, in modo peraltro assai complesso (sotto il profilo dell’accertamento) e del tutto inefficace (sotto quello dell’enforcement)”. Parole quasi coraggiose, in un Paese afflitto da un ventennio dall’anomalia berlusconiana, ma la richiesta di una legge rimarrà ovviamente inascoltata. Nel frattempo, sempre sul Corriere, viene raccontata la vicenda di Marco Lo Bue, giovane avvocato palermitano vincitore di un concorso per funzionari bandito proprio dall’Antitrust. Solo che il ragazzo su internet si presenta come avvocato dello studio Pitruzzella ed è figlio di Giovanni Lo Bue, che possedeva una barca da regata in società proprio con il docente palermitano. Ed è proprio al giovane Lo Bue che Pitruzzella venderà le sue quote di quell’imbarcazione, quattro giorni prima della nomina all’Antitrust.

“Non credo di poter impedire ai tanti ragazzi che ho conosciuto nel corso della mia attività di professore universitario, molti dei quali bravissimi, di partecipare a concorsi dell’Antitrust. Lo riterrei irragionevole e ingiusto, una sorta di discriminazione al contrario oltre che tecnicamente impossibile”, replicherà il costituzionalista. Che tra le prime decisioni adottate da presidente dell’Authority si trova a doversi esprimere su un complicato contenzioso sorto tra l’olandese Tnt Post Italia e le Poste Italiane. Darà ragione ai primi, suscitando altre polemiche. In passato, infatti, Tnt era stata difesa da Massimiliano Mangano, avvocato con studio al civico 40 di via Nunzio Morello a Palermo, cioè l’ex studio Pitruzzella. La vicenda, però, non intacca minimamente il presidente dell’Antitrust. Che adesso è pronto per la scalata alla Consulta, forte dell’ormai storico sostegno bipartisan di tutto o quasi l’agone politico. E in caso di elezione potrebbero arrivare i complimenti anche da Cuffaro, pronto a varcare i cancelli del carcere di Rebibbia per fine pena il prossimo 16 dicembre.