Macchinari obsoleti, che hanno “esaurito il proprio ciclo economico e tecnologico”. Spazi di razionalizzazione “esauriti”, a dispetto della retorica sulle differenze di spesa eccessive, tra le diverse zone d’Italia, per le siringhe e tutti gli altri dispositivi medici. Conto economico in avanzo, ma al prezzo di una spesa per investimenti congelata perché sui bilanci pesano perdite consolidate per 33,7 miliardi. E’ il quadro delle finanze del sistema sanitario nazionale delineato dal nuovo Rapporto Oasi (Osservatorio sulla funzionalità delle aziende sanitarie italiane) del Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale (Cergas) e della Sda Bocconi. Il Ssn “raggiunge l’equilibrio di bilancio per il terzo anno consecutivo, anche nelle regioni storicamente in disavanzo“, spiega lo studio. “Ma aumentano i bisogni di salute non soddisfatti. Gli spazi per la razionalizzazione sembrano esauriti e la strada del razionamento presenta molti lati oscuri”.

Preoccupante la descrizione delle dotazioni degli ospedali pubblici: il 75% delle attrezzature è “vecchio e superato” ma “non essendoci denaro da investire continua a essere utilizzato”. Utilizzato poco, peraltro, perché “i macchinari sono troppo capillarmente distribuiti tra i presidi ospedalieri e finiscono per rimanere spenti troppo a lungo”. Se la spesa corrente del Servizio sanitario è di 1.800 euro l’anno per ogni cittadino, quella per investimenti è ferma a soli 60 euro. Questo perché, nonostante il conto economico sia “per il terzo anno consecutivo in lieve avanzo”, sul sistema pesano appunto i debiti pregressi: lo stato patrimoniale aggregato delle aziende è in rosso per 33,7 miliardi di euro (dato aggiornato a fine 2013). Secondo Francesco Longo, docente del dipartimento di Analisi delle politiche e management pubblico dell’ateneo milanese e curatore del rapporto, “un debito di queste dimensioni riesce ad annullare il beneficio del pareggio di bilancio, perché è foriero di ricorsi amministrativi e cause civili, oltre ad assorbire tempo e risorse. Finché non si troverà una soluzione, il sistema è condannato a continuare a gestire il passato anziché il futuro”.

La spesa sanitaria pubblica risulta “sotto controllo”: tra il 2009 e il 2014 è cresciuta solo dello 0,7% l’anno, invertendo una tendenza che l’aveva vista crescere, tra il 2003 e il 2008, del 6% l’anno. Ne deriva però, stando al rapporto, che mentre il governo continua a limare le risorse a disposizione “gli spazi per la razionalizzazione della spesa sembrano davvero esauriti” e “il sistema ricorre già troppo spesso a tattiche di razionamento“. Dall’allungamento delle liste d’attesa alla riduzione dei budget per i privati accreditati. Tattiche “che vanno a detrimento dell’efficienza”.

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Percentuale di italiani che dichiara una patologia cronica. Fonte: Elaborazione Oasi su dati Istat

“La vera sfida – secondo Longo – è una riorganizzazione che consenta di fare fronte al cambiamento del quadro epidemiologico, il cui aspetto più dirompente è la crescita della cronicità. Il numero delle unità operative, ospedali in primis, dovrà inevitabilmente essere ridotto, per liberare le risorse necessarie alla cura dei cronici e degli anziani“. Al contrario, gli interventi messi in campo finora sono di tipo istituzionale e mirano a rivedere i perimetri aziendali piuttosto che a riprogettare i servizi.
Dal 2001 al 2015 le fusioni hanno ridotto il numero delle aziende da 330 a 244 (-26%) e altre aggregazioni sono in vista, ma la geografia dei servizi e i processi produttivi del settore si trasformano a un ritmo molto più lento. Le strutture ospedaliere che erogano prestazioni solo per acuti sono ancora 395, il 35% del totale, e la metà (198) ha meno di 100 posti letto. Al di sotto di questa soglia però, afferma il rapporto, si rischia di non avere una dotazione di tecnologia e di competenze e una casistica sufficiente per rispondere in maniera adeguata ai bisogni sanitari con sicurezza e qualità.