“L’esperienza dimostra che la violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione, che nascono dalla povertà e dalla frustrazione”. Da Nairobi, prima tappa del suo primo viaggio in Africa con un altissimo timore per gli attentati, Papa Francesco ha voluto rivolgere un appello in favore della riconciliazione. “La lotta contro questi nemici della pace e della prosperità – ha sottolineato Bergoglio parlando al presidente della Repubblica del Kenya e alle autorità del Paese nella State House – dev’essere portata avanti da uomini e donne che, senza paura, credono nei grandi valori spirituali e politici che hanno ispirato la nascita della Nazione e ne danno coerente testimonianza”.

Sul volo che lo ha portato in Kenya, il Papa, che non ha voluto nemmeno questa volta l’auto blindata, ha spiegato ai giornalisti che “l’unica cosa che mi preoccupa sono le zanzare”. Bergoglio ha quindi mimato il gesto di spruzzare sulle braccia il repellente per gli insetti che gli aveva appena regalato l’inviata di Paris Match. Anche se l’allarme attentati è talmente alto che, al momento, non è esclusa l’ipotesi che Francesco possa alla fine decidere di rientrare a Roma un giorno prima del previsto dimezzando la visita nella Repubblica Centrafricana dove aprirà la prima porta santa del Giubileo straordinario della misericordia. È proprio quest’ultima, infatti, dopo quella in Kenya e in Uganda, la tappa che preoccupa maggiormente la sicurezza e il timore attentati è abbastanza alto. Alla vigilia del viaggio lo stesso Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, che non sarà con Bergoglio in Centrafrica perché impegnato a Parigi all’apertura del Vertice mondiale sul clima, ha sottolineato che “non è escluso che il Papa rinunci all’ultima tappa per motivi di sicurezza”.

Nel suo discorso alle autorità del Kenya, Francesco ha evidenziato che “in un mondo che continua a sfruttare piuttosto che proteggere la casa comune”, i governanti devono “promuovere modelli responsabili di sviluppo economico”. Per Bergoglio, infatti, “vi è un chiaro legame tra la protezione della natura e l’edificazione di un ordine sociale giusto ed equo. Non vi può essere un rinnovamento del nostro rapporto con la natura senza un rinnovamento dell’umanità stessa. Fintanto che le nostre società sperimenteranno le divisioni, siano esse etniche, religiose o economiche, tutti gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati a operare per la riconciliazione e la pace, per il perdono e per la guarigione dei cuori. Nell’opera di costruzione di un solido ordine democratico, di rafforzamento della coesione e dell’integrazione, della tolleranza e del rispetto per gli altri, il perseguimento del bene comune dev’essere un obiettivo primario”.

Alle autorità del Kenya anche l’incoraggiamento di Bergoglio a “operare con integrità e trasparenza per il bene comune e a promuovere uno spirito di solidarietà a ogni livello della società. Vi chiedo, in particolare, di mostrare una genuina preoccupazione per i bisogni dei poveri, per le aspirazioni dei giovani e per una giusta distribuzione delle risorse umane e naturali con le quali il creatore ha benedetto il vostro Paese. Vi assicuro il costante impegno della comunità cattolica, mediante le sue opere educative e caritative, al fine di offrire il suo specifico contributo in tali ambiti”. Il Papa ha voluto anche benedire l’esperienza democratica del Kenya “per edificare sulle solide basi del rispetto vicendevole, del dialogo e della cooperazione una società multietnica che sia realmente armoniosa, giusta e inclusiva”.

Prima di partire per l’Africa, nella sua residenza di Casa Santa Marta, Bergoglio ha incontrato undici donne con sei bambini provenienti da una casa rifugio delle vittime della violenza domestica e della tratta della prostituzione. Le donne, italiane, nigeriane, rumene e ucraine, sono tutte ospitate in una struttura gestita da una congregazione religiosa nel Lazio.

Twitter: @FrancescoGrana