Forse l’immagine più forte che ha preceduto quelle dei carri armati in piazza Tian’anmen è quella del segretario di Partito che scende in piazza a parlare con gli studenti.

zhao.ziyang.01Visibilmente scosso, Zhao Ziyang impugna il megafono nell’ultimo disperato tentativo di trovare un compromesso. È il 19 maggio 1989 e ancora nessuno sa che quella sarà la sua ultima apparizione pubblica. La sua pubblica ammissione, “siamo arrivati tardi, meritiamo le vostre critiche”, riecheggia ancora nel silenzio che è seguito agli spari del 4 giugno. Fino al giorno della sua morte nel 2005, per sedici lunghi anni, quell’uomo è stato confinato agli arresti domiciliari nella sua casa di Pechino. Nessuna accusa ufficiale.

Zhao Ziyang era diventato segretario del Partito nel 1987, sostituendo l’umiliato Hu Yaobang con cui aveva lavorato alle riforme economiche e con cui condivideva una certa apertura politica. Hu era stato un uomo di Partito importante. Sotto Mao era cresciuto all’ombra del compagno Deng Xiaoping. Come lui (e come il padre dell’attuale presidente Xi Zhongxun) era stato purgato, richiamato e nuovamente purgato durante la Rivoluzione culturale. Per questo era contrario al culto della personalità e propendeva per una gestione collegiale del potere. Quando Mao era morto, era stato uno dei primi a togliersi la divisa blu per indossare una giacca all’occidentale. Durante gli anni in cui era segretario generale del Partito aveva incoraggiato gli intellettuali a discutere di media, democrazia e diritti civili.

Insieme all’allora premier Zhao Ziyang aveva cominciato un programma contro la corruzione che prevedeva indagini anche sui figli dei funzionari di alto livello del Partito. Si era fatto molti nemici, era stato costretto alle dimissioni e a un’umiliante autocritica. I suoi funerali, furono la scintilla che portò milioni di studenti ad occupare piazza Tian’anmen. Questa settimana i media di Stato hanno celebrato con grande fanfara il centenario della sua nascita.

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huzhao3.pngLa televisione di stato Cctv ha mandato in onda un documentario in cinque parti sulla sua vita enfatizzando le politiche in linea con quelle dell’attuale presidente Xi Jinping: riforme economiche e lotta alla corruzione. Nessun accenno alle sue altre idee. E censurato qualsiasi riferimento al suo successore Zhao Ziyang. Rimossa addirittura la sua foto dalla prima pagina di un’edizione del Quotidiano del popolo di 33 anni fa. E il suo nome dalla lista dei sei politici che allora componevano il Comitato permanente.

È un fatto inaudito. Zhao Ziyang è uno degli uomini più importanti della recente storia di questo paese. Per fortuna conosciamo anche la sua versione. A 81 anni, dopo undici anni passati tra le mura di casa, Zhao decise di dare un contributo alla storia cinese: il suo punto di vista. Così, di nascosto, registrò opinioni e ricordi sulle musicassette che trovava per casa: canzonette per bambini e brani dell’opera di Pechino. L’intera produzione (30 cassette, ognuna di circa 60 minuti) verrà ritrovata tra i giocattoli dei nipoti solo dopo la sua morte. In gran segreto sarà fatta uscire dal paese e trascritta. Le sue memorie, pubblicate da una casa editrice di Hong Kong e proibite sul territorio della Repubblica popolare, si intitolano significativamente: Prigioniero dello Stato.