“Nel nostro Paese si può stare tranquilli, il sistema di intelligence funziona”. Parola del ministro dell’Interno Angelino Alfano, durante L’intervista di Maria Latella su SkyTg24. “Nessun paese è a rischio zero”, ammette il ministro a nove giorni dagli attentati di Parigi e mentre Bruxelles è blindata e sotto una minaccia definita “grave e imminente” dal governo belga. Quanto a chi ventila rischi in vista dell’apertura del Giubileo della Misericordia, per Alfano si tratta di “professionisti dell’ansia, come per la sicurezza sull’Expo, dove alla fine abbiamo avuto oltre 20 milioni di visitatori e solo qualche episodio di piccola cronaca. Il loro obiettivo è non farci stare bene ed è quello che alcuni mezzi di informazione perseguono con una certa efficacia”. Alla domanda se tema che il premier Matteo Renzi chieda la sua testa in caso di fallimento della sicurezza nel corso del Giubileo, la risposta è stata: “Me ne frego assolutamente dei rischi personali, se perdo il posto di ministro. Noi abbiamo una regola: lavorare per prevenire un evento negativo”.

“Io non sono per drammatizzare, né per sottovalutare”, ha continuato Alfano. “Occorre realismo: ieri ero al concerto di Tiziano Ferro, c’erano migliaia e migliaia di ragazzi con tanta voglia di divertirsi, cantare e dire che hanno una grande voglia di vivere. Il mio pensiero è stato che la nostra voglia di vivere, di essere italiani, conservare le nostre abitudini è più forte della paura”.

Quanto al nodo del finanziamento al terrorismo, “abbiamo una strategia a livello di Onu, a livello internazionale ci sono gruppi che seguono il flusso di denaro dei terroristi”. L’Italia è “un Paese leader nel contrasto” al finanziamento, secondo Alfano.

Quanto al piano mafioso per eliminarlo, scoperto la settimana scorsa, Alfano ha commentato: “Abbiamo stabilizzato il carcere duro e fatto alcune leggi importanti riguardo alle aggressioni patrimoniali: prima quando il boss moriva i figli potevano beneficiare dei suoi beni illecitamente accumulati, e così se faceva sparire soldi; abbiamo irrobustito le norme del 41 bis e le abbiamo rese stabili. Abbiamo fatto una serie di cose per cui me l’anno giurata fin da quando ero ministro della Giustizia. Non me ne sono curato allora e non me ne curo adesso. Ciascun politico italiano e a maggior ragione che sia nato e sia stato eletto in Sicilia, ritengo debba dire cose contro le mafia e fare cose contro la mafia, usando ogni voto ricevuto contro la mafia. Personalmente è un impegno morale e l’ho fatto diventare il mio codice etico”.