Un altro attentato di Boko Haram in Nigeria, nello stesso posto dove, meno di un mese fa, aveva dato l’assalto a una moschea. Il 17 novembre il gruppo fondamentalista islamico legato all’Isis ha colpito una stazione per camion nella città di Yola, nel nordest del Paese, causando la morte di almeno 32 persone e il ferimento di altre 80. Secondo quanto riferito dalla polizia, le vittime sono per la maggior parte venditori o passanti. Neanche un mese fa i Boko Haram avevano attaccato alcune moschee, tra cui una a Yola, uccidendo 42 persone e ferendone un centinaio. In sei anni di guerra, i fondamentalisti hanno ucciso almeno duemila persone, in gran parte civili.

Facebook attiva il Safety check – Un’altra strage per la quale Facebook ha deciso di attivare il Safety Check, l’opzione che consente agli utenti di comunicare la propria incolumità. La piattaforma era finita al centro delle polemiche per averla diffusa dopo gli attentati di Parigi e non in altri casi, come l’attacco a Beirut del giorno prima. Zuckerberg spiega che Facebook sta studiando criteri per capire quando e come questo strumento sia più utile. Il social network lo aveva già promesso nel fine settimana come replica alle critiche di chi aveva ravvisato nella scelta di usare il Safety Check per Parigi una sorta di discriminazione fra gli attentati che si verificano nel mondo. Il servizio, col quale gli utenti che si trovano in zone colpite da un evento tragico possono dire ai loro amici che ‘stanno bene’, è stato usato con Parigi per la prima volta in un’emergenza diversa da un disastro naturale e Facebook aveva annunciato che sarebbe diventato più frequente.

Il terrorismo aumenta, ma non in Occidente – Nel 2014 sono aumentati gli atti di terrorismo, ma nella maggior parte si tratta di terre di frontiera: il Medio Oriente, il subcontinente indiano e sopratutto l’Africa. Lo testimonia il Global Terrorism Index, rapporto annuale curato dall’Università del Maryland sulla base di dati raccolti da varie organizzazioni in giro per il mondo e ripreso oggi dai media britannici. Rapporto secondo il quale nel 2014 si è contato un numero record di 32.658 morti nel pianeta, addirittura l’80% in più del 2013. Chi ha commesso più atti terroristici sono i jihadisti nigeriani di Boko Haram e i boia del cosiddetto Califfato. Mentre le vittime si sono concentrate al 78% fra Afghanistan e Iraq – simboli di fallimenti sempre più difficili da smentire della strategia militare americana dell’ultimo quindicennio – oltre che Nigeria, Pakistan e Siria.

Altri Paesi indicati come emergenti (o riemergenti) in questa triste classifica sono Somalia, Ucraina, Yemen, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan e Camerun: ciascuno accreditato di un numero di vittime di attentati e attacchi – qualificati come terroristici da alcuni dei gruppi coinvolti nell’indagine talora anche sullo sfondo di guerre civili – pari ad almeno 500 morti all’anno.
Quasi altrettanto scioccanti le cifre sulle devastanti conseguenze economiche provocate dal terrore, con costi stimati nel 2014 a livello planetario a quasi 53 miliardi di dollari, il 61% in più dell’anno precedente. Confermato in ultimo il legame spesso diretto del fenomeno (che il Global Terrorism Index inquadra fin dal 1989) con l’eredità di conflitti militari e con le violenze attribuite alle forze governative di alcuni dei Paesi più coinvolti.