Le norme pensate per prevenire il riciclaggio di denaro sporco non rientrano, secondo il governo Renzi, tra quelle che “tutelano interessi importanti“. Per cui non fanno parte della lista di reati che vengono depenalizzati dal decreto approvato venerdì scorso in via preliminare dal consiglio dei ministri. Risultato: secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, non rischieranno più il carcere gli intermediari finanziari (banche, Poste, società di gestione del risparmio, compagnie di assicurazione), i professionisti e i revisori che non rispettano gli obblighi previsti dal decreto 2007 che recepisce la direttiva europea sulla “prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo“. In particolare perdono rilevanza penale la mancata “verifica della clientela”, obbligatoria tra l’altro quando quando “vi è sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo” e quando quei soggetti “eseguono operazioni occasionali disposte dai clienti che comportino la trasmissione o la movimentazione di mezzi di pagamento di importo pari o superiore a 15.000 euro”.

Rimane solo la multa anche per chi non ha registrato e conservato in un archivio informatico la documentazione servita per la verifica e l’identificazione del cliente stesso e per i revisori e sindaci che non comunicano alle autorità di vigilanza “gli atti o i fatti” che possono costituire violazione delle norme antiriciclaggio. Il quotidiano di Confindustria nota che la sanzione massima viene aumentata da 13mila a 30mila euro, ma resta il fatto che tutte queste violazioni sono ridotte al rango di illeciti amministrativi.

Il ministro della giustizia Andrea Orlando, presentando i contenuti del testo, non vi ha fatto cenno, limitandosi a elencare le materie che restano escluse dalla depenalizzazione: il reato di clandestinità, quello di” mancato rispetto dell’autorizzazione per coltivazione di piante da cui ricavare sostanze stupefacenti” e tutti i reati che secondo il governo “tutelano interessi importanti”: quelli in materia di ambiente, territorio e paesaggio, alimenti e bevande, edilizia e urbanistica (come l’usurpazione di immobili), salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, sicurezza pubblica, giochi d’azzardo e scommesse, armi ed esplosivi, elezioni, finanziamento ai partiti e proprietà intellettuale e industriale.