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“Ora saremo spietati su tutti i fronti”, Francois Hollande reagisce così alla carneficina islamista. Ed è comprensibile che lo faccia mentre a Parigi si contano i morti e ci si chiede se qualche terrorista sia ancora in fuga. D’ora in poi però più che spietati è bene tentare di essere razionali. Partendo da una serie di dati di fatto. La guerra con lo Stato Islamico è in corso ed è destinata a durare anni. Nell’opinione pubblica europea sono minoritarie le posizioni di chi, come il presidente della Camera, Laura Boldrini, afferma che “ci sono alternative all’azione militare”. A torto o a ragione, la maggioranza degli europei e dei loro governi dopo il massacro all’ombra della torre Eiffel vuole una reazione. Che prevedibilmente ci sarà.

Partendo da questa constatazione è quindi il caso di avviare una spiacevole riflessione su cosa si può davvero fare in Siria, in Iraq e in Europa. Dal punto di vista militare va ricordato che la guerra allo Stato Islamico non può essere vinta con i bombardamenti. Le bombe possono servire per rallentare l’avanzata dei guerrieri di Al Baghdadi. Ma non li sconfiggono. E anzi, con le centinaia di vittime civili che producono, finiscono per dare nuove ragioni a chi è intenzionato a colpire nel vecchio continente. Il probabile attentato all’aereo di linea russo di una decina di giorni fa e il massacro di Parigi ne sono la dimostrazione. L’Isis cita le operazioni francesi in Siria tra le ragioni che dal suo punto di vista hanno giustificato le azioni. E, verosimilmente, dà per scontati nuovi e più numerosi raid.

Contro il Califfato, se si sceglie la guerra, servono operazioni di terra. Ma se a muoversi fossero solo, o in maggioranza, gli eserciti occidentali il risultato politico sarebbe scontato: una sorta di scontro tra civiltà destinata a radicalizzare fasce sempre più ampie di popolazione mussulmana in tutto il mondo. Anche questo, a ben vedere, è uno degli obiettivi dell’Isis. Coinvolgere gli altri stati islamici è dunque una via obbligata. Ma, va detto chiaro, è pure una via complicatissima. In Iraq gli Stati Uniti non sono finora nemmeno riusciti a ottenere un vero appoggio da parte delle tribù sunnite, hanno speso 500 milioni di dollari per addestrare 60 (sessanta) miliziani siriani in funzione anti stato islamico, e la partecipazione di Emirati Arabi Uniti, Giordania e Arabia Saudita alla coalizione che bombarda i guerrieri è sostanzialmente di facciata. Gli accordi con gli sciiti (che continuano a subire attentati dinamitardi, l’ultimo a Beirut il 12 novembre ha fatto 43 morti) sono poi resi ardui dal loro legame col dittatore siriano Bashar Al Assad, appoggiato da Mosca. È indispensabile, per tentare di mettere assieme il puzzle, che Russia e Stati Uniti finalmente si parlino e trovino una via comune.

Per questo il premier italiano Matteo Renzi ha ragione quando dice che “la battaglia sarà lunga e difficile”. E lo sarà pure per l’Italia visto che il rischio terrorismo nel nostro Paese cresce di giorno in giorno. Roma per l’Isis è un obbiettivo reale. L’esperienza insegna che quello che lo Stato Islamico ha finora dichiarato via internet di volere fare, ha poi tentato di farlo. Spesso, come a Parigi, riuscendoci.

I nostri investigatori e la nostra intelligence, anche in virtù di antiche relazioni con le autorità di una serie di paesi dell’aerea, sono fino a oggi stati particolarmente bravi nel proteggerci. La stragrande maggioranza della comunità musulmana in Italia non vuole poi avere a che fare nulla con i terroristi. Ed è il caso che tutti i partiti politici si rendano conto di come, non per ideologia, ma almeno per convenienza, rafforzare rapporti con i suoi esponenti sia la cosa giusta da fare. Solo chi vive in quel mondo può segnalare i pericoli in essa presenti. Esattamente come è accaduto a partire dalla seconda metà degli anni Settanta in molte fabbriche italiane dove erano i sindacalisti, gli operai e gli iscritti al Pci a indicare i simpatizzanti dei brigatisti. Oggi si deve seguire la medesima strategia. Ricordando, senza voler lanciare inutili allarmismi, che per 4 volte negli ultimi 5 anni le autorità di paesi dell’Est come la Moldavia hanno scoperto tentativi di vendere materiale radioattivo a gruppi estremisti da parte di organizzazioni criminali. E che, salvo quanto mai opportuni ripensamenti, il Giubileo è alle porte. Come alle porte, o già tra noi, sono gli uomini e le donne dell’Isis.