Frenano i contratti e il precariato continua a farla da padrone. A settembre i rapporti di lavoro sono diminuiti di 1.680 unità. Ad attestarlo sono i dati dell’osservatorio sul precariato dell’Inps, confermando così i numeri non esaltanti dell’Istat che a settembre davano sì atto di un calo dei disoccupati (-35mila), ma allo stesso tempo rivelavano una flessione degli occupati (-36mila) e un aumento degli inattivi (+53mila), cioè le persone che non hanno un lavoro e neanche lo cercano. D’altra parte, bisogna dire che, se si somma settembre ai precedenti otto mesi dell’anno, il saldo rimane positivo: si parla di +599mila contratti. Ma a fare la parte del leone sono ancora quelli a termine, che si attestano al 77%. Questo dato, unito all’inarrestabile ascesa dei voucher, fornisce il quadro della dimensione della precarietà nel nostro Paese.

Nel dettaglio, secondo i dati Inps, a settembre si sono registrate 495.353 attivazioni di contratti, contro le 497.033 cessazioni. La differenza, dunque, è un poco confortante segno meno: -1.680 unità. Ma se si allarga l’orizzonte a tutto l’anno, segnala l’Inps, il dato diventa positivo: nei primi nove mesi del 2015, si parla di +599mila contratti, con 4,1 milioni di rapporti attivati e 3,5 milioni cessati. “Ciò che è rilevante – sottolinea l’istituto – è il confronto con l’analogo valore per l’anno precedente, pari a 310.595 unità: il miglioramento è dunque prossimo alle 300mila unità”.

Tutto vero, ma resta il fatto che su quei 600mila rapporti di lavoro in più il 77%, pari a 462mila unità, sono a termine, mentre quelli stabili si fermano a 98mila, il 16%. Gli 1,8 miliardi spesi per il bonus contributivo nel 2015, che sono stati confermati con altri 800 milioni nel 2016, non hanno quindi inflitto un colpo mortale alla precarietà. Anche se, grazie alla spinta della decontribuzione, il contratto a tempo indeterminato ha fatto passi in avanti. Nei primi nove mesi, spiega l’Inps, il numero di assunzioni stabili sono aumentate di 340mila unità rispetto al 2014, pari al +34,4%. E a settembre si sono registrate 85mila assunzioni che hanno goduto del bonus contributivo, portando il totale dell’anno a 704mila unità. Ma a ben guardare, questi dati non significano nuova occupazione, bensì soprattutto trasformazione di vecchi contratti precari in stabili. Infatti i nuovi rapporti a tempo indeterminato, al netto delle cessazioni, sono 469mila. Di questi, le trasformazioni arrivano a quota 371mila: si tratta del 79% del totale. Tra l’altro, la retribuzione media mensile dei nuovi contratti stabili si abbassa dell’1,4% rispetto al 2014, passando da 1.909 euro a 1.883 euro.

In questo mosaico, che conferma il lavoro a termine come la regola in Italia, bisogna poi incastrare la continua ascesa dei voucher, i buoni lavoro usati per retribuire il lavoro occasionale. Non a caso, lo stesso presidente Inps Tito Boeri li aveva definiti “la nuova frontiera del precariato”. Nel 2015 siamo arrivati a 81,3 milioni di voucher venduti, con un aumento del 69,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con punte del 99,4% in Sicilia e dell’87,7% in Puglia. Si tratta di un’impennata incoraggiata dallo stesso Jobs act, che ha alzato da 5mila a 7mila euro annui il tetto di reddito cumulabile con questo strumento.